In un articolo di ieri sul Corriere della Sera, Massimo Sideri, racconta delle “forbici dei commissari” che, negli ultimi anni, si sarebbero abbattute sugli “stipendi d’oro” in voga in Siae, dimezzandoli.

Il Commissario straordinario Gian Luigi Rondi ed i due subcommissari Domenico Luca Scordino e Mario Stella Richter – “aiutati dal Direttore Generale Gaetano Blandini” – si sarebbero trovati “davanti a una sorta di vaso di Pandora” pieno di malefatte di “professionisti dell’associazionismo la cui mission era la sopravvivenza degli sprechi e la dieta bulimica dei costi”. Una vera “missione impossibile” – scrive Sideri – quella realizzata dalla gestione commissariale che avrebbe “salvato tutti, scontentando un po’ tutti”.

Il pezzo è un’autentica lode ai quattro moschettieri della moralità [n.d.r. Rondi, Stella Richter, Scordino e Blandini] che avrebbero sconfitto l’esercito degli abusi e degli sprechi che, sin qui, avrebbe dominato in SIAE.

Curioso – ma apprezzabile se sintomo di indipendenza – che un simile elogio, tra gli altri, di Gaetano Blandini arrivi proprio dal giornale che, qualche mese fa, ne aveva denunziato, attraverso la penna di Fiorenza Sarzanini, un’operazione immobiliare da decine di milioni di euro che non è chiaro se e quanto bene abbia davvero fatto alla SIAE.
Curioso anche che il pezzo esca proprio nei giorni in cui la Siae ha firmato con le Assicurazioni Generali – azionista presente nel patto di sindacato che controlla il Corriere della Sera – un accordo da 108 milioni di euro per la gestione delle pensioni dei propri dipendenti.

Ma, il punto, non è questo. Il punto è, invece, che, certamente in buona fede, la ricostruzione di Massimo Sideri è inesatta ed incompleta.

Intendiamoci, che in Siae, in passato ci siano stati sprechi e gravissimi episodi di malaffare in danno dei tanti iscritti ed associati onesti e, soprattutto, del sistema cultura nel suo complesso è circostanza arcinota ed innegabile. Egualmente non c’è ragione per dubitare che, trovatisi davanti una situazione divenuta insostenibile, i quattro moschettieri, abbiano provato a sfoltire qui e la sperperi e sprechi.

La storia, però, non è esattamente quella raccontata da Sideri. Cominciamo da un dato davvero imbarazzante.

Nel pezzo si scrive che, per effetto della cura dimagrante ordinata dalla gestione commissariale aiutata da Gaetano Blandini, “ora gli stipendi d’oro e di platino sono un lontano ricordo”.

Difficile coniugare questa affermazione con la circostanza innegabile perché ammessa – di suo pugno – dallo stesso interessato che, proprio il Direttore Generale, Gaetano Blandini ha uno stipendio da 435 mila euro l’anno cui devono aggiungersi 135 mila euro, sempre all’anno [n.d.r. che nessuno gli negherà considerati i risultati che gli vengono attribuiti nell’articolo] e, forse, la questione non è mai stata chiarita, altri 70 mila euro – all’anno ancora una volta – quale responsabile della sicurezza.

Possibile – ma sin qui mai dichiarato – che, per il futuro, il Direttore Generale abbia deciso di rinunciare a parte di tali emolumenti ma, sin qui, è certamente andata così. Se questo non è né uno stipendio d’oro, né uno di platino, occorrerà, trovare un altro metallo prezioso con il quale definirlo.

Ma non basta.

Nell’articolo, infatti, si racconta che la dieta non avrebbe risparmiato neppure i compensi degli organi e organismi societari che sarebbero passati “dagli oltre 3 milioni di euro del 2009 e 2010 ai 1381, 462 euro del 2011. E’ un’informazione corretta ma straordinariamente fuorviante.

Per evitare pericolosi fraintendimenti, sarebbe, infatti, stato sufficiente ricordare che la tanto osannata gestione commissariale è stata nominata nel Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011 e che, da tale data, tutti gli organi della Società hanno smesso di operare essendo stati sostituiti, appunto, dal Commissario Straordinario. Il crollo del costo per gli organi societari registrato nel 2011, quindi, non è conseguenza di alcuna dieta disposta dalla gestione commissariale ma, più semplicemente, della circostanza che la Siae si è ritrovata senza Assemblea, Consiglio di Amministrazione e Presidente e, quindi, nella condizione di risparmiare, completamente, un bel po’ di danari.

Viene semmai da chiedersi – al contrario – come sia stato possibile che nel 2011, con gli organi societari azzerati per nove mesi e rappresentati solo da tre uomini più il direttore generale, si sia comunque, riusciti a spendere oltre un milione e trecento mila euro.

E viene da chiedersi – altra informazione taciuta nell’articolo ma presente nel bilancio preconsuntivo 2012  della SIAE [richiamato qui nel bilancio preventivo 2013]– come sia stato possibile spendere, allo stesso titolo, 800 mila euro nel 2012 avendo, per l’intero anno, tutti gli organi societari rappresentati esclusivamente dai quattro moschettieri [n.d.r. per precisione val la pena chiarire che 800 mila euro è l’importo indicato quale compenso per organi ed organismi societari e che, quindi, in parte, potrebbe essere stato destinato a commissioni rimaste attive in seno alla SIAE].

Altro che diete e risparmi. A guardar bene allo stipendio del Direttore Generale ed a quanto – non è dato conoscere la cifra esatta – si sono spartiti gli altri tre moschettieri, la Siae tra il 2011 ed il 2012 ha continuato a spendere come prima se non più di prima a titolo di compensi degli organi societari.

Guai, però, a dubitare dell’onestà intellettuale che ha guidato la mano dell’autore del pezzo che, infatti, nell’epilogo riconosce – per la verità senza dirlo esplicitamente – che la stessa osannata gestione commissariale ha appena varato un nuovo statuto che minaccia di consegnare la società nelle mani dei più ricchi.

Al riguardo val la pena – sempre e solo per amor di verità – ricordare come l’eventualità, anche se solo “sulla carta”, evocata da Sideri che i più poveri degli associati “occupino l’assemblea” elettorale del prossimo 1° marzo, riuscendo così a nominare qualcuno dei loro – peraltro, comunque in minoranza – nel Consiglio di Sorveglianza, è, su base aritmetica, davvero inesistente tanto che della legittimità del nuovo Statuto si stanno occupando i giudici amministrativi.

A prescindere da tagli, diete e sforbiciate che, magari – con le precisazioni che precedono – saranno pure vere, i quattro moschettieri hanno, comunque, consegnato una società con 100 mila iscritti nelle mani di un oligopolio di ricchi editori e cantautori.

Numeri e link a supporto di ogni precisazione dovrebbero valere a considerare il pezzo obiettivo ma, per trasparenza, segnalo che – come, peraltro, già noto – sono uno dei legali che assiste alcuni associati nel ricorso per l’impugnazione dello statuto della SIAE.