Allarme per San Salvatore, zona del fiume Trebbia proposta come patrimonio dell’Unesco, a causa del un progetto di una centralina idroelettrica che si vorrebbe costruire in zona. I diminutivi però, come spesso accade in questi casi, mascherano un piano di lavori che definire solo come “centralina” potrebbe risultare riduttivo. E infatti gli ambientalisti, come il comitato No Tube che da anni si batte per la difesa delle acque nel territorio piacentino, si oppongono.

Certo è difficile far passare come “a impatto zero” questi lavori, che però porteranno un guadagno stimato di 12 milioni di euro per i prossimi 30 anni all’azienda che se li aggiudicherà. Lavori che prevedono l’innalzamento del vecchio sbarramento in cemento di altri 2 metri, con il meandro che si trasformerebbe in un vero e proprio lago artificiale. Lo sbancamento di parte della montagna, per ricostruire l’alveo del fiume e poter erigere un edificio di 600 metri quadrati, con una pianta di 27 metri di altezza. Un piccolo grattacielo per contenere le turbine.

“Il cantiere durerà tre anni – ha precisato Gianmarco Rancati di No Tube – e in quel lasso di tempo il fiume non sarà balneabile per parecchi chilometri, visto che le acque saranno intorbidite. Senza contare il passaggio di centinaia di camion”.

Proposto da Flavio Friburgo, 28enne ingegnere di Genova, lo studio prevede la costruzione di una centralina per ricavare energia dalle acque di San Salvatore di Bobbio, in un passaggio caratterizzato dai famosi meandri omonimi, luogo amato da generazioni di appassionati del fiume, provenienti anche da oltre la provincia di Piacenza ma, soprattutto, tutelato da severi vincoli paesaggistici.

L’ingegner Friburgo, che finora non aveva ancora preso contatti con le amministrazioni locali e la cittadinanza – nonostante il progetto sia stato presentato da più di un anno – ora scioglie le riserve e difende la sua idea: “Non è vero che distruggerebbe l’ecosistema, anzi. Si va a inserire su opere esistenti, realizzate negli anni venti, realizzate nell’ottica di un grosso invaso per alimentare l’agricoltura poi abbandonato per il fallimento della ditta – ha spiegato a ilfattoquotidiano il professionista –, così da 80 anni le acque scorrono in quel tratto deviate da una galleria”.

Ribaltando le paure degli ambientalisti, Friburgo sottolinea che “l’idea è di andare a ripristinare l’antico corso del fiume. E, nel farlo, inserire le turbine sul basamento per produrre energia. Questo permetterebbe alla fauna ittica di vivere come è giusto nel greto. Oggi infatti il pesce ha difficoltà di risalita con conseguenze sulla riproduzione”.

Non sono dello stesso avviso gli ambientalisti, No Tube e Legambiente in testa, sostenuti da associazioni locali (quali La Goccia di Bobbio) e da associazioni sportive (tra cui il Canoa Club). “Progetto dall’impatto devastante”, denuncia Rancati ma non solo. A Bobbio, nelle scorse settimane, si è già costituito un Comitato di cittadini, contrari ai lavori in questo tratto di fiume, che ha visto la sottoscrizione di migliaia di firme. E, caso più unico che raro, la loro battaglia vede l’adesione delle istituzioni, come il sindaco di Bobbio, Marco Rossi: “Non siamo mai stati contattati quindi non possiamo essere favorevoli”, e del presidente della Provincia, Massimo Trespidi: “C’è profonda preoccupazione per le conseguenze”.

Il progetto, che era stato respinto oltre un anno fa dai tecnici della Provincia, ora ha rivisto la luce dopo che l’ingegner Friburgo ha chiesto autonomamente la valutazione di impatto ambientale. “E’ un tratto non idoneo a questo tipo di costruzioni” ha spiegato Rancati, “perché tutelato dalla Regione Emilia Romagna, che la esclude da interventi invasivi”.

“Un’esagerazione gli allarmi degli ambientalisti” la replica di Friburgo, comunque deciso ad andare avanti: “L’opera sarà situata in corrispondenza delle opere rimanenti e lo sbancamento della montagna è per ridurre l’impatto visivo”.

Ma l’aspetto sul quale ha voluto puntare l’attenzione, oltre a quello ambientale: “Migliorativo di una situazione già degradata dai lavori degli anni ’20 e poco invasivo”, è quello economico: “Sarebbe un’occasione occupazionale per la zona. E poi il Comune, dalle royalty e dalle convenzioni potrebbe ricavarne un piccolo patrimonio da gestire in favore dei cittadini” ha chiosato l’ingegner Friburgo. 

La battaglia sulla tutela di San Salvatore, a prescindere dalle rassicurazioni, continua. Anche perché già sei anni fa l’opinione pubblica, sollecitata dai comitati locali, riuscì a opporsi alla proposta di costruire una “centralina” – pari in volume a un palazzo di cinque piani – a Confiente, sempre nel tratto piacentino del fiume, là dove l’Aveto trova pace nel Trebbia.