Lo aveva detto che si sarebbe gettato nel mondo della finanza e ora è venuto il momento. Secondo il quotidiano francese Mediapart.fr, Nicolas Sarkozy ha deciso di creare un fondo di investimento e sta cercando di coinvolgere nell’impresa i suoi amici francesi ma anche alcuni fondi sovrani del Medioriente e dell’Asia. Le conferenze che ha tenuto dallo scorso autunno in poi sarebbero state il pretesto per allacciare contatti confidenziali. Come già era accaduto al cancelliere tedesco, Gherard Schroeder, che dopo il governo della Germania è passato a dirigere gli affari del colosso del gas russo, Gazprom, anche per il presidente francese si pone un problema di evidente conflitto di interessi tra l’incarico governativo e gli affari privati. Sarkozy vuole raccogliere 1 miliardo di euro e punta a collocare il suo fondo a Londra, capitale finanziaria d’Europa e, in parte, del mondo.

Le notizie relative ai progetti di Sarkozy sono il frutto dell’indagine giudiziaria legata all’affaire Bettencourt nel corso della quale la “brigada finanziaria” francese ha effettuato delle perquisizioni negli uffici ma anche nella casa che l’ex presidente divide a Parigi con la moglie Carla Bruni. Ed è qui che sono stati trovati i dati finanziari relativi al progetto del quale non è stato ancora depositato lo statuto. Il salto dalla politica agli affari, dunque, sarebbe già in preparazione con l’obiettivo di entrare nel mondo del “private equity“, cioè nell’investimento in società non quotate, da risanare e poi rivendere per lucrare ampi margini di guadagno. Del resto, l’ex presidente francese non aveva mai nascosto, nel corso della sua attività presidenziale e politica, la propria attrazione per il mondo del denaro e per la ricchezza in generale.

Secondo Mediapart, le conferenze tenute in giro per il mondo sarebbero state l’occasione per allacciare legami e avviare i contatti necessari. L’11 ottobre 2012 Sarkozy ha tenuto una conferenza a porte chiuse davanti a un pubblico di clienti della banca d’affari brasiliana Btg Pactual (specializzata proprio nel “private equity”), presso l’hotel Waldorf Astoria di New York; il 22 ottobre, poi, si è recato in Brasile per una visita di cortesia alla presidente Dilma Rousseff ma anche per tenere una nuova conferenza sempre presso la stessa banca. Ancora un incontro d’affari a Singapore nei primi giorni di novembre e, poi, il 13 novembre, a Mosca, partecipa a un incontro per premiare “i migliori investitori di Russia” organizzato dal miliardario Mikhaïl Fridman che punta ad allargare all’estero le proprie attività. Infine, conferenza a Doha, un mese dopo, invitato dall’emiro del Qatar, titolare di uno dei più grandi fondi sovrani del mondo.

Secondo Mediapart, l’interlocutore a Singapore di Sarkozy sarebbe Temasek che, con il Government of Singapore Investment Corporation (Gic), è uno dei due fondi sovrani dello Stato. Ed è a Temasek che viene chiesto un “ticket” di ingresso di 200 milioni di euro assicurando che un impegno analogo sono pronti a prendere anche altri fondi sovrani a partire da quello del Qatar. Una coincidenza importante, fa notare il giornale francese, è che un uomo d’affari francese che lavora costantemente con il fondo di Singapore, sia Vincent Bolloré, principale cliente di Alain Minc, a sua volta indicato come il principale consigliere dell’operazione sarkoziana, e molto legato all’ex presidente francese (nonché esponente di primo piano nell’italiana Mediobanca). Bolloré ha tenuto i legami con Singapore tramite la società Portek che in seguito è riuscita a ottenere il controllo dei porti del Gabon e poi della zona franca di Misrata, in Libia. Mediapart fa notare, però, che tutte queste relazioni non hanno convinto il fondo di Singapore il quale ha chiesto di vedere prima le carte complessive e quindi gli investimenti effettivi di altri fondi e, in particolare, dei soci francesi di Sarkozy.

In ogni caso, diverse fondi finanziarie francese confermano la notizia dicendosi al corrente dell’operazione. I conflitti di interesse sono immaginabili: Sarkozy, durante la sua presidenza, si è interessato della vendita degli aerei Rafales in Brasile (in parte con il coinvolgimento della stessa Btg) o dell’acquisizione della russa Lada da parte di Renault senza contare la lista degli investitori francesi che hanno beneficiato delle sue scelte (privatizzazione del gas di Gdf). Tutti affari che oggi potrebbero essere rivolti al progetto del fondo di investimento la cui collocazione a Londra, fa notare ancora Mediapart, potrebbe dare vita a una nuova polemica molto più dirompente di quella generata dal trasferimento fiscale all’estero di Gerard Depardieu.