Un ex terrorista nominato assessore alle politiche sociali a Livorno. La decisione era venuta da Alessandro Cosimi, sindaco Pd costretto ad un rimpasto in giunta. E se in altre occasioni la scelta sarebbe passata sotto silenzio, al massimo con qualche polemica locale, l’onda lunga delle proteste del post funerale di Prospero Gallinari ha travolto anche il comune toscano. Neanche il tempo di annunciare la nomina di Marco Solimano, 61 anni ed ex militante del gruppo terroristico Prima Linea, da 13 anni alla guida dell’Arci locale, che già la direzione del Partito Democratico ne ha imposto la bocciatura. Una nottata di discussioni e telefonate dai toni accesi e poi la scelta di bloccare la nomina.

La decisione annunciata dallo stesso sindaco “per non creare polemiche”, è il risultato di lunghe contrattazioni che lasciano l’amaro in bocca a Solimano che ha annunciato comunque la sua presenza in consiglio perché, ha detto, “ho qualcosa da dire”. Le mediazioni hanno portato ad una scelta di prudenza da parte del Pd che teme strumentalizzazioni sul passato del candidato assessore. A nulla è servito mettere sulla bilancia i tredici anni a guida dell’Arci di Livorno, il passato da consigliere comunale prima per i Ds e poi del Pd stesso e l’attuale nomina come garante dei detenuti del Comune: Solimano ha un passato scomodo e il Pd non può permettersi gaffe a poco più di un mese dal voto. A influenzare i dirigenti democratici, le polemiche che hanno accompagnato la riunione degli ex-brigatisti sulla tomba di Prospero Gallinari a Reggio Emilia. “Hanno offeso la città”, ha fatto sapere il sindaco reggiano Graziano Delrio, dalle non poche influenze a livello nazionale, e così il partito si è adeguato.

A dissociarsi dalla decisione del sindaco Alessandro Cosimi sono state infatti le dirigenze nazionale e regionale del partito stesso, temendo un effetto boomerang in un periodo delicato a livello elettorale. Dura la reazione anche dei familiari delle vittime, i quali, attraverso la voce di Mariella Magi Dionisi, vedova dell’agente Dionisi e presidente dell’associazione “Memoria”, hanno fatto sapere che, le persone come Solimano, dovrebbero avere “il buongusto di fare un passo indietro. Visto che hanno avuto molto, e a differenza di altri, hanno soprattutto la vita”. La nomina ad assessore derivava dal suo passato di grande attività nell’ambito sociale cittadino. A macchiare però la sua carta d’identità è stata l’appartenenza negli anni ‘70 al gruppo terroristico Prima Linea: Solimano è stato ritenuto parte del gruppo che organizzò l’assalto durante un tentativo di evasione dal carcere delle Murate il 20 gennaio 1078, quando perse la vita l’agente Fausto Dionisi.

Il candidato assessore è tra i primi ad aver preso le distanze dall’utilizzo delle armi per la lotta politica e ha sempre rivendicato il suo non aver mai toccato una pistola. 22 anni è la condanna che ha dovuto scontare. Se il Pd ha scelto una dura presa di posizione, a sostenere Solimano erano i consiglieri di Sel e Marco Taradash, esponente del Pdl in Consiglio Comunale, il quale aveva dichiarato: “Personalmente nessuna obiezione, Solimano è una persona integrata nella società politica da decenni. Credo che non ci siano problemi perché possa fare l’assessore”. Così dai banchi di Sinistra Ecologia e Libertà si era fatto presente che Solimano ha già scontato il suo debito con la giustizia ed “è un cittadino come tutti gli altri”. Troppe però le polemiche accese in poche ore. La paura che l’ennesimo passo falso in periodo di campagna elettorale possa danneggiare Pierluigi Bersani, ha spinto il Pd a prendere la più drastica delle decisioni. Solimano è fuori senza possibilità di appello.