Si fa prima a dire cosa non fa, Morgan. Autore, polistrumentista, cantautore, produttore, dj, poeta; scorrendo la sua carriera la prima cosa che balza all’occhio è questo continuo corpo a corpo con la sfida, con il nuovo, con l’esplorazione di nuovi sentieri.

Un’esplorazione che, come vedremo, parte sempre dal viaggio precedente, si tratti di David Bowie, Lou Reed, Depeche Mode, Duran Duran, di De Andrè, Tenco, Ciampi, Gaber o di chiunque altro lo abbia ispirato, Morgan non dimentica gli “amici” dei pomeriggi di un adolescente, cioè i dischi.

Intanto, per chi volesse “incontrarlo” domani, venerdì 25 gennaio 2013 presso il BenTiVoglio Club (La Scuderia) dalle ore 22, Morgan si esibirà in un dj set (Serata ANIMALS, in collaborazione con Zamboni53 Store) .  L’occasione è ghiotta per tutti coloro che vogliono ballare appesi ai gusti di un dj d’eccezione,  un artista poliedrico che ha già superato i vent’anni di carriera.

Nel 1991 infatti parte l’avventura Bluvertigo, cinque album pubblicati, sempre in bilico fra rock, sperimentazione, sonorità elettroniche e cantautorato. Parliamo di un gruppo la cui musica potrebbe tranquillamente occupare gli scaffali casalinghi di casa Battiato e dei  Depeche Mode,  di  Luigi Tenco (se fosse ancora fra noi) e di Simon Le Bon.  E forse è esattamente questo accasarsi nello straniamento,  il girovagare senza preconcetti  che Morgan cercava (“… e poi mi dicono che l’eretico, io l’epicureo…” da L’Eretico).  Per i loro detrattori, i Bluvertigo erano “solo plastica”, per chi scrive, erano grande plastica.

“The sound your eyes can follow” era il titolo di un lp di un gruppo che si chiamava Moonshake, ecco, quello era il suono dei Bluvertigo, il suono che i nostri occhi potevano seguire.  Le medaglie al “valore” dei Bluvertigo sono svariate, ed hanno tutte a che fare col coraggio di suonare ciò che si vede.

Dall’essersi classificati all’ultimo posto a Sanremo con un grande brano  come  “L’assenzio” sbattendosene di fare il solito “pezzo sanremese” per arrivare  ad una narrativa musicale del tutto inconsueta, che sembrava eversiva perché aveva la forza di fare la cosa più semplice; chiamare le cose col loro nome.  E se le cose avevano nomi alti, grandi, difficili, quelli erano comunque i nomi da usare.

Un pezzo come “La crisi” è una polaroid che molti di noi hanno, inutilmente, tentato di nascondere. Morgan l’ha trovata.

(…)

quando inizia una crisi è un po’ tutto concesso

quasi come a carnevale

quando è in corso una crisi dimentico tutto

e posso farmi perdonare

so che rimarrò un po’ assente da scuola

e forse non andrei nemmeno al lavoro

quando arriva una crisi riaffiorano alcuni ricordi

che credevo persi

cosa penso di me cosa voglio da te

dove sono cosa sono e perché

(…)

molto spesso una crisi è tutt’altro che folle

è un eccesso di lucidità

sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi

resta qualche traccia

infatti ultimamente rido per niente

e non mi nascondo più facilmente

e malgrado sembri male

cambia solo il modo di giudicare

 

Arriva il 2003 e la carriera solista di Morgan parte con Canzoni dell’appartamento (targa Tenco come migliore opera prima dell’anno)  e si snoda ancora una volta fra sperimentazione cantautorale e rielaborazione delle “grandi lezioni”, con omaggi (nel 2005, ad esempio pubblica il “remake” del noto album “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, inciso nel 1971 da Fabrizio De André ed ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters)  collaborazioni e reinterpretazioni/felici stravolgimenti  di – fra gli altri – Ciampi, Endrigo, Paoli, Bindi, Modugno.

Nel 2010 Sanremo sembra quasi comprendere la bellezza di un pezzo come La sera (da lui preparato per la competizione canora) e gli usa la cortesia di non inserirlo in concorso adducendo come motivazione una controversa dichiarazione di Morgan stesso,  al periodico Max, circa l’uso di droghe come antidepressivi. 

Poi ci sarebbe anche il resto, che poco non è, dalle colonne sonore (“Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” diretta da Asia Argento e “Il siero delle vanità” diretto da Alex Infascelli) al suo percorso editoriale per approdare infine al rapporto con la TV dove, fra incursioni di vario tipo, finisce per diventare uno dei giudici cardine di X Factor (riuscire a dire cose intelligenti in un talent televisivo è un’impresa per cui varrà la pena di ricordarlo). Avete visto giusto, nessun accenno alla sua vita privata, continuiamo a credere che siano tutti affari unicamente suoi.