Roma, sei del mattino. A circa quattro chilometri dal centro, seduto davanti a un bar, c’è un signore con un cappello da cowboy e la chitarra tra le braccia. Lo chiamano John Wayne. Intorno a lui un piccolo nucleo di persone allegre, vocianti, con i giornali aperti e sparsi su un tavolino. C’è l’avvocato, il medico. L’operaio. Il saggio a prescindere. Il “so tutto io”. Il pensionato. Il “non so bene che fa, ma lavora”. A loro non interessa se sono appena tre gradi, se pioviggina, se la maggior parte dei comuni mortali è ancora a letto pronta a maledire la prossima sveglia. Aspettano tutti insieme, come ogni mattina da un anno e mezzo, l’arrivo del maestro d’opera, del capo-villaggio, del collante: aspettano Rosario Fiorello con in mano il suo cellulare. “Aoh, Fiorè, de che parlamo oggi?”, gli domanda uno dei presenti. “Ora vediamo: c’è stato il giuramento di Obama, poi Cosentino. Ma avete visto chi è venuto a trovarci questa mattina?”. “Sì, Biagio Antonacci”. “Ma nooo! È Volo”. Giù risate.

“Ieri abbiamo avuto Albano, oggi Fabio e domani chissà” racconta Cesare, titolare dell’edicola accanto. Lui è la parte seria del gruppo, dirige, consiglia, prepara i quotidiani. Se qualcuno vuole farsi una foto con lo showman, aspetta il momento giusto per lo scatto. Conosce tutti, una sorta di memoria storica di questa nuova forma di rassegna stampa situazionista, dove le chiacchiere da bar, i commenti, le battute, le associazioni più strampalate, vengono solleticate da Fiorello. Dietro non c’è alcuna trasmissione, sponsor, progetto o altro. “È solo goliardia pura, nata per caso. Rosario arriva, noi siamo qui, due canzoni, uno stornello, registriamo il video e immediatamente va in rete”. Risultato: decine di migliaia di contatti, i siti dei quotidiani che se lo contendono e lo pubblicano gratis sulle loro homepage. Così le trasmissioni televisive.

I personaggi più diversi che mettono la sveglia prima dell’alba per partecipare. “Oh, guarda chi è arrivato! Ragazzi oggi c’è anche Max Biaggi, campione del mondo a 41 anni. Lui sale ancora in moto, quando alla sua età la gente ha la prostata infiammata”, urla il “capo-villaggio”. Fiorello, Biaggi e Volo insieme. Roba da prima serata. Eppure siamo solo in un bar. “No, non mi riprendete, non voglio, non devo comparire. Di me si deve sentire solo la voce”, spiega a un ragazzo. “Oh, Fabio, ti avverto: la donna che hai accanto è la moglie dell’avvocato”. “Sì, ho visto la sua foto sul comodino della camera da letto”, risponde Volo. Altre risate. “Allora, iniziamo”.

Click, via alle riprese, via ai commenti. Libero sfogo ai pensieri. “Vi rendete conto dello spettacolo visto a Washington? Cantanti, artisti, Obama e la moglie che ballano… noi abbiamo Napolitano”. E poi: “Cosentino fa come i bambini: non mi fate giocare? Allora la palla è mia e la porto via!”. Altra pagina, altro argomento. “Cosa ha scritto il Fatto?”. “Te lo spiego io, riguarda Monte dei Paschi”, parola di Dante, appassionato romanista. O meglio: appassionato zemaniano. “Per forza, siamo nati lo stesso giorno, dello stesso anno, alla stessa ora. Come fratelli”.

“Ragazzi, ma Berlusconi? È il più grande affabulatore – ricorda Fiorello alla fine delle riprese – Una volta, quando stavo per andare a Sky, mi chiamò e mi disse (parte l’imitazione dell’ex premier): ‘Non puoi accettare’. Presidente ho già firmato. ‘No, non puoi, meglio la Rai. Sky no’. Cacchio se è tosta stargli davanti. Uno pensa ‘vabbè che ci vuole’. Macché, trovarselo di fronte e dirgli di no è tutta un’altra cosa. Ed era pure presidente del Consiglio”. Pausa caffè. È Carnevale, il vassoio di frappe non può mancare. Un’altra sigaretta. “Fumo ora, poi questa sera. Durante il giorno mai”. Quindi agli amici: “Mia figlia mi sconvolge, non credo sia mia. Parla inglese, suona il piano. Non ama la televisione ma vuole leggere”. Via con la chitarra, tutti in coro, con John Wayne protagonista: “Tu dimmi quando tu verrai, dimmi quando… quando… quando”. Volo prova a stargli dietro nell’intonazione. Ma ha sonno, troppo presto per lui. “Fiorello è così, lo conosco da vent’anni, da quando ero un ragazzo e stavamo insieme alla radio (Deejay). In qualunque luogo, da una cena tra amici e una serata, ricrea sempre l’effetto villaggio vacanze. Un genio”.

Dimmi quando, quando, quando. “Tutto è nato durante i miei esami al conservatorio – ricorda uno dei presenti –. Uscivo con la chitarra per provare, mi mettevo qui e con il tempo è nato il gruppo. Oh, da noi è passato di tutto. Abbiamo avuto anche un onorevole. Credo fosse un deputato, magari era un senatore”. “Ma quale senatore e senatore, quello era un furbone che s’è imboscato li quatrini”. Passa un ragazzo. “Qui c’è gente che dorme, tutte le mattine la stessa solfa”. Ma no, è una battuta, anche questa provata. Anche questo è un rito. Fiorello va via, torna a casa solo, ha in mano i cornetti per moglie e figlia. Sono le sette e mezzo, “è spuntato il sole ed è finita la magia”. Sì, ma solo per poche ore. Alle sei di domani Cesare, Dante, il cowboy e tutti gli altri saranno lì tra un cappuccino, due notizie e quattro risate. Bel modo per iniziare la giornata.

Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2013