L’Agcom ha sanzionato Studio Aperto,Tg4 e TgLa7 per non aver effettuato il riequilibrio richiesto nelle precedenti delibere, decise per mancato rispetto della par condicio. L’autorità ha anche emanato nuovi ordini per Tg3, TgLa7, oltre che nei confronti di Sky. I provvedimenti sono stati decisi dal Consiglio dell’Autorità a maggioranza. Contro – secondo quanto si apprende – si sono espressi i commissari Antonio Martusciello e Antonio Preto. Nella delibera della scorsa settimana il Consiglio dell’Autorità aveva rilevato per Tg4 e Studio Aperto l’eccessiva presenza del Pdl rispetto a tutti gli altri soggetti politici. Quanto ai Tg di TI Media, l’Autorità aveva evidenziato una sovraesposizione del Presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico; una sottopresenza del Pdl e del Pd; una assenza dell’Italia dei Valori e di Futuro e Libertà per l’Italia, oltre a una sovraesposizione del Movimento 5stelle e di Rivoluzione civile.

Caustiche le reazioni al provvedimento. Il direttore del Tg del La7, Enrico Mentana, ha parlato in diretta durante l’edizione del telegiornale: “Il nostro tg – ha detto – è stato sanzionato per aver dato troppo spazio a Grillo, a Rivoluzione Civile di Ingroia, a Monti e troppo poco a Pd e Pdl. Felix culpa. Come farmacisti siamo scarsi. Pensiamo – ha aggiunto – di non dover prendere lezione né dai partiti politici, né dall’Agcom, con tutto il rispetto, su come trattare le notizie. Se un politico si butta dalla finestra non possiamo far buttare tutti gli altri dalla finestra per par condicio”.

Altrettanto secca, nella forma, la risposta di Mediaset, che ha annunciato immediato ricorso contro le sanzioni. “Respingiamo le sanzioni ingiustificate dell’Agcom a Mediaset in tema di par condicio e annunciamo immediato ricorso”, ha detto Gina Nieri, consigliere d’amministrazione del biscione. Per Nieri, “i dati su cui si basano le sanzioni dell’Autorità dimostrano, al contrario, il rispetto dell’equilibrio nell’informazione politica dettato dalle norme di riferimento. Ancora nel 2010, in occasione delle elezioni regionali – ricorda Nieri – il giudice amministrativo aveva confermato la pronuncia della Corte costituzionale che ribadiva la correttezza della distinzione normativa tra ‘comunicazione politica’ ovvero gli spazi cronometrati riservati ai partiti e ‘l’informazione politica’, esercitata nei tg e nei programmi di approfondimento. In quest’ultimo caso – spiega ancora il consigliere – non è concepibile distinguere tra singole edizioni dei telegiornali, ha molto più valore l’equilibrio informativo complessivo. Entrare nel merito di ogni singola edizione è indebito, non è previsto da alcuna norma e lede la libertà editoriale delle redazioni”.