Eravamo rimasti al grande successo delle primarie, alla pompa di benzina della famiglia Bersani, alle grandi adunate renziane. A Modena, qualche settimana dopo, per la corsa ai posti di Camera e Senato scoppia il finimondo. A sorpresa tra gli otto candidati in gara non troviamo esponenti della Bassa modenese colpita dal terremoto, si spera nel listino bloccato di Bersani, ma niente, sembrano semplici sviste, si tenta di rimediare. Matteo Renzi, Vasco Errani e Matteo Richetti si incontrano e decidono di candidare in lista al numero 26, con buone probabilità di farcela, l’Assessore alla scuola della provincia Elena Malaguti (di San Felice sul Panaro e di area renziana), la scelta soddisfa tutti e calma anche i bollori dei carpigiani, al momento esclusi da tutto.

Però a sorpresa il segretario provinciale del partito, e grande sconfitto alle primarie, Davide Baruffi decide che il posto numero 26 è suo, e la spunta. Da lì si scatena l’inferno, il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini (da sempre vicino all’ex Sindaco di Soliera) diventa all’improvviso fautore della soluzione Malaguti ed esprime tutto il suo disagio per la gestione politica. L’isolamento è totale, la candidatura rimane ma Baruffi alza le mani e consegna le sue dimissioni irrevocabili. Per il Pd, in un territorio così sensibile, le conseguenze potrebbero essere ben peggiori, favorendo candidature come quella dell’ex sindaco di Finale Emilia Raimondo Soragni, dal Pd finito all’Udc, quindi in corsa con Mario Monti. L’antipatico Baruffi l’ha davvero combinata grossa, e tornano in mente certi commenti dei vecchi compagni nelle polisportive, che alle nuove generazioni lamentano scarso interesse per il bene comune a favore dei propri interessi personali, sarà questo il caso?