Ho chiuso l’ultima pagina di un bel libro: per ritmo, scrittura, stravaganza dei personaggi. Ho goduto della lettura di “Limonov“ (Emmanuel Carrere, Ed. Adelphi) biografia avventurosa di quel poeta pazzoide con barbetta che all’alba dei 70 anni si fa ancora arrestare in qualità di oppositore di Putin.

Un monumento vivente alla provocazione, talvolta furbo e talvolta innocente; un uomo il cui concetto di coerenza abbraccia se stesso, non le idee. Perché le idee non possono disgiungersi dalle emozioni e quando questo accade il rischio è quello di concetti sterili e senza passione, quasi innaturali.

Al tempo stesso, Limonov, è anche la negazione vivente di un concetto astruso quale “il politicamente corretto“ – ossessione della modernità – che ci vorrebbe, vero ecumenismo laico, tutti alla ricerca spasmodica del giusto, del vero, del buono, dell’etico. Ordinarietà e onestà non gli appartengono se per onestà si intende quella di una vita proba, senza conti in sospeso. Si racconta l’esperienza di un uomo che non ha frequentato le accademie ma la strada, perché nella legge della strada i concetti di giustizia e di verità suonano, se non in sordina, con tonalità minori e spesso non suonano affatto.

Fa i conti con quanto diceva Max Stirner, il buon Limonov, ovvero con l’idea che nessuna causa santa e nessun sistema o nessun ideale sono così grandi da non venire mai superati dagli interessi personali. E tra gli interessi personali, in personalità particolarmente esuberanti, credo sia corretto anche annoverare l’ambizione e la ricerca spasmodica di fama, il desiderio disperato di sottrarsi alla peggiore condanna: la mediocrità e l’anonimato.

Ancora una volta un libro di narrativa spiega meglio di tanta sociologia o di tanta psicologia le fragilità che si fanno punti di forza. Perché è chiaro che il marginale Limonov, ha una sua storia degna di nota perché talentuoso nello scrivere ma soprattutto desideroso di vivere cento vite in una, sul presupposto che la noia rappresenta un’anteprima della morte.

Una vita eccessiva che dispiega le mille sfumature di un animo umano, e che ci soccorre di fronte alla nostra incapacità di comprendere l’estasi o l’abiezione, che talvolta abitano lo stesso corpo e lo stesso intelletto.