Spetta oggi alla nostra generazione portare a compimento ciò che i pionieri (della Costituzione) cominciarono. La nostra missione non sarà completa fin quando i nostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come chiunque altro davanti alla legge. Perché se davvero siamo creati uguali, allora di sicuro l’amore che giuriamo uno all’altro deve essere uguale alla stessa maniera.”

Eccovela qua l’agenda Obama. Sono queste, soprattutto queste, le parole scelte da Barak Obama per il suo secondo e ultimo discorso inaugurale alla Casa Bianca. Il primo Presidente americano della Storia a parlare nel proprio discorso inaugurale di uguali diritti civili per le persone omo e bisessuali. Discorso che i nostri figli leggeranno sui libri di Storia, tutto centrato sull’uguaglianza di tutti gli uomini dinanzi alla legge (sì, anche quando si vogliono sposare civilmente e adottare figli) e sul rispetto dell’ambiente: “Risponderemo alla minaccia dei cambiamenti climatici, sapendo che un nostro fallimento in quel campo significherebbe tradire i nostri figli e le future generazioni“.

Si dirà che Obama non ha a Washington il Vaticano né pile da baciare, e quindi può esporsi su temi di questo genere. Eppure, considerando la situazione di equilibrio nel Congresso americano, dove l’opposizione repubblicana (e omofobica) conserva la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti, Obama non aveva nulla da guadagnare da questo tema. Non aveva nemmeno bisogno di ingraziarsi ulteriormente la minoranza gay che, per altro, già lo ha preferito con un favore del 76% su Mitt Romney. Tuttavia, Obama, figlio egli stesso di una minoranza che per lunghi decenni è stata discriminata dalla legge, sa bene quanto sia profonda l’importanza dell’eguaglianza dei diritti civili in qualunque Paese che voglia dirsi democratico, moderno e occidentale.

Si penserebbe che siamo nel campo delle banalità, delle ovvietà più ovvie, a fare queste considerazioni nel 2013 dopo Cristo. Eppure a questo livello di banalità non ha saputo arrivare il Presidente del Consiglio italiano, Mario Monti che, pochi giorni fa, in un’intervista su Sky, ha operato la solita discriminante difesa della famiglia “solo fra uomo e donna”. La presa di posizione di Monti ha subito fatto il giro del mondo, facendo inorridire all’estero tanto quanto le barzellette di Berlusconi. Sui diritti civili Monti non solo è fuori dall’Europa e dall’Occidente, ma è tanto vecchio e arretrato quanto un Giulio Andreotti qualsiasi, classe 1919, con l’aggravante di essere tragicamente nato una trentina d’anni dopo.