Ventottomila vite andate avanti quando tutto sembrava perduto, un dono come motore di questa rinascita. E’ il miracolo del trapianto d’organo, missione che ha portato 40 anni fa un pool di camici bianchi ‘pionieri’ a dar vita al primo programma italiano per rendere efficiente al massimo la gestione locale del prelievo di un organo, la caccia al paziente che potrebbe beneficiarne, il trasporto fulmineo e l’intervento di reimpianto, ma anche il sostegno alla famiglia del donatore. Oggi il Nitp, Nord Italia Transplant (Nitp), che serve Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e Provincia autonoma di Trento, festeggia a Milano il suo compleanno con un corto che ha già debuttato in due festival, Venezia e Roma, e sogna in grande. Nel suo futuro potrebbe esserci, per cominciare, un’espansione. L’obiettivo: rinnovarsi, riorganizzarsi e proporre un modello di regia macroregionale in grado di usare al meglio le risorse e ottimizzare i risultati su aree geograficamente omogenee. Il primo passo potrebbe essere, per esempio, includere il Piemonte nel programma. L’aspirazione è quella di approdare a una ‘convenzione’ (con le Regioni che aderiscono) rinnovata. I soggetti coinvolti nel Nitp ci stanno pensando, il dibattito e i confronti sono già aperti. E nei prossimi mesi l’idea potrebbe concretizzarsi e approdare in sede di Conferenza Stato-Regioni. Questo il futuro.

Oggi, intanto, uno dei padri fondatori del programma, l’immunologo ed ex ministro della Salute Girolamo Sirchia, fa il punto sui primi 40 anni di vita dell’organizzazione di trapianto nata nel 1972 da un’intuizione sua e di due chirurghi, Edmondo Malan a Milano e Piero Confortini a Verona. Il modello Nitp si basa sul fatto che le sei Regioni aderenti hanno centralizzato, con un vantaggio anche di tipo economico sul Cir (il Centro interregionale di riferimento) che ha base al Policlinico di Milano, la gestione della lista d’attesa, la valutazione immunologica di riceventi e donatori e l’assegnazione degli organi. A distanza di 40 anni, il Nitp serve un’area dove risiedono circa 20 milioni di abitanti ed è costituito da oltre 130 unità che “procurano” donatori, 43 unità di trapianto in sedici ospedali, cinque coordinamenti regionali e uno della Provincia autonoma di Trento. Nel tempo l’attività di prelievo e di trapianto di organi da cadavere è cresciuta, sono stati sviluppati protocolli innovativi per aumentare al massimo possibile i beneficiari degli organi, dalla condivisione di uno stesso organo (per esempio il fegato fra un adulto e un bambino) al trapianto in contemporanea di due organi che un tempo sarebbero stati scartati, come nel caso del doppio trapianto di rene.

Nella vita del Nitp, che svolge il suo ruolo nella Rete nazionale trapianti, sono stati utilizzati 9.298 donatori che hanno consentito di eseguire 28.011 trapianti (di rene, cuore, fegato, pancreas, polmoni, intestino); 48.771 sono le persone entrate nelle liste d’attesa dall’inizio delle attività. La probabilità di successo degli interventi, fanno sapere dal Nitp, sfiora il 90%. Per festeggiare i progressi compiuti, il Nitp ha scelto di festeggiare premiando i pionieri che con il loro lavoro hanno contribuito alla missione dei trapianti: camici bianchi in prima linea, dai rianimatori che hanno promosso con dedizione il prelievo degli organi, sostenendo le famiglie, ai trapiantatori impegnati nello studio di tecniche per rendere sempre più efficiente l’uso degli organi donati. “Organi che non bastano mai”, sottolinea Sirchia, rinnovando l’appello a donare. E’ su questo gesto che si concentra il corto ‘E la vita continua’, regia di Pino Quartullo. Nel breve film due storie scorrono parallele per poi intrecciarsi: quella di un attore bisognoso di un trapianto di fegato e quella di Lorenzo, un laureato in filosofia disoccupato che fa il bagnino d’estate e ha “l’anima di un Golden Retriever inespressa”, non essendo mai riuscito a soccorrere nessuno, racconta il regista. In seguito a un tragico incidente, Lorenzo riuscirà per la prima volta a salvare la vita di qualcuno. E’ il suo fegato, infatti, che verrà trapiantato all’attore. Nel corto si esplorano le sofferenze e i sentimenti combattuti dei genitori del ragazzo, che vedono il loro figlio “respirare ancora” e non riescono a dare il via libera all’espianto, ma anche l’attesa carica di speranza del potenziale beneficiario di un organo che aspetta la telefonata della vita.