Oggi si aprono le iscrizioni online per il prossimo anno scolastico.

Naturalmente per gli alunni con disabilità lo strumento online non è stato concepito e quindi noi mesti mesti e con aria di scontata delusione andremo a scuola.

Avevo scommesso una pizza . Ho vinto la scommessa. Una vincita estremamente scontata. Noi in realtà dobbiamo consegnare una carriola di spreco di carte. Non esiste una forma di trasmissione delle informazioni semplice e efficace.

Già da qualche giorno ho chiesto le necessarie certificazioni presso la scuola attuale, il centro di terapia, la Asl… E’ un fatto che trovo enormemente ridicolo. Ogni anno ritrasmettiamo le stesse cose anche quando c’è un documento che riconosce una invalidità grave di tipo permanente.

Sarebbe bello poter assegnare un certificato così alla Amministrazione centrale che nonostante conti una bel numero di esperti continua ogni anno a richiedere le stesse cose.

Ma la parte bella della storia è che Diletta ha le idee molto chiare: vuole “inventare cose belle per le ragazze in carrozzina”.

Ha bocciato categoricamente la mia ipotesi sul Liceo psico pedagogico affermando che a lei proprio non interessa. E’ stata molto netta e mi ha stupito che si sforzasse di chiedermi rassicurazioni sull’utilizzo del computer e su professori e assistenti che lei ha definitivo “bravi sul serio con me”.

Quando le ho chiesto cosa intendesse, lei ha risposto che il Liceo per lei significa essere una ragazza grande e che quindi vuole fare cose da grandi.

In effetti dopo l’episodio del 1° gennaio con la crisi epilettica, la sua memoria si è smossa. Racconta per la prima volta fatti accaduti anche 6 o 7 anni fa. Ricorda cosa accade a scuola e riesce a spiegarlo. Sono davvero felice di questa grande autonomia.

Così ho assecondato questa sua richiesta e valutato contro ogni mia logica precedente il Liceo artistico.

Un bel mattino sono partita con tutti i miei pezzi di carta e le foto. Perché le foto? E’ un’azione che adotto ormai da anni per sintetizzare la situazione e superare velocemente tutte quelle ridicole scene orientate nel non chiamare le cose con il loro nome. In effetti mi dispiaccio molto quando per una inadeguatezza del mio interlocutore devo rischiare di disperdere energie importanti sulla concreta informazione. E così cerco di fornire una spintarella motrice.

Tanto è che non trovando la referente per la disabilità, e felice di non averla trovata, ho parlato con una professoressa non referente di alunni specifici che è stata molto esaustiva.

Poi una persona mi ha chiesto se l’alunna fosse “carrozzata”. E io non ho saputo trattenere la risata e le ho detto scherzando “se vedesse che carrozzeria extra lusso!!”.

Insomma tra un impaccio e l’altro, un vocabolo di troppo e due mancanti… ho scoperto che questo matrimonio si può fare. Ci sarà come al solito da stupire, seguire, magari discutere ma sono fiduciosa. Ora Diletta pretende che le sorelline l’aiutino a preparare un catalogo di moda per istruire i suoi futuri insegnanti. E’ nato un bel fascicolo di idee sfiziose: mantelline, copri scarpe ortopediche pieni di fiocchi, porta cellulari da bracciolo, porta ombrellini pieni di pizzi e altre “creazioni” che sicuramente sono divertenti anche se a un primo impatto ancora abbastanza improponibili.

Con il tempo sapremo cosa verrà fuori da questo progetto che vorremo inserito nel Pei. Di certo la sdraio con le ruote, il porta bibita e il posto per il bambolotto con marsupio voluto dalla sorellina di 6 anni, sarà davvero un’idea unica nel suo genere.

Buone iscrizioni a tutti. A intuito credo che ne riparleremo.