Ci sarebbe da stupirsi del contrario. Se l’italiano medio si interessasse di qualcosa che andasse oltre i confini nazionali (molto più spesso quelli del proprio salotto, luogo per antonomasia di TV al plasma e diavolerie simili), probabilmente la parola “Curiosità” avrebbe ancora un significato concreto e tangibile. Parlo di Curiosità con la C maiuscola perché quella più gettonata (curiosità di sapere chi vince Il Grande Fratello, curiosità di sapere la formazione di domenica della Juventus, curiosità di sapere il nuovo logo di Fratelli d’Italia, curiosità di sapere se l’amica del cuore, quella intelligente come un kleenex, questa sera uscirà con il nuovo completino nero o con quello verde, e via discorrendo) a mio modesto parere non meriterebbe nemmeno una c minuscola.

E quindi non stupiamoci. L’italiano medio ha già dimenticato l’Egitto, la Libia, la Tunisia, la Siria, il massacro palestinese, rivolte, stravolgimenti di governo, morti, cambiamenti, città devastate, nuovi partiti politici. Tanto sono arabi, no?, e se non giocano nel Milan o non partecipano a qualche reality show non hanno nessuna utilità: mica ci fai serata, fra un aperitivo e un altro, a parlare di donne linciate o di ribelli finanziati dall’Occidente, di infrastrutture a pezzi, di barconi che partono non più verso l’Europa (strano monito, vero?), ma verso la Turchia e l’Asia. A noi piace il salotto (eventualmente il lounge bar), mica il disagio altrui.

Però, in quei Paesi dimenticati, se non da Dio, almeno dall’italiano medio (ehi, viva la mamma, la MIA mamma, e dannati quei comunisti che proprio non vogliono adeguarsi a questo nuovo corso di imbecillità imperante… i comunisti… ah ah ah) di cose ne succedono, tante. E io, dato che purtroppo italiano medio non mi sento (piuttosto uno sfigato), come esempio voglio utilizzare lo Yemen, fra i Paesi ignorati forse il più ignorato, quello che da Trieste ad Agrigento ha vinto all’unanimità la medaglia per l’indifferenza.

Cosa è successo nello Yemen ultimamente? (Lo so, lo so, un posto orrendo, non ci sono nemmeno i villaggi turistici ed è molto difficoltoso fare il turista con tutti quei cattivi uomini armati in gonnella che non vedono l’ora di assassinarvi per rubarvi l’abbonamento a Sky Sport). Partiamo dal 31 dicembre. Mentre da noi qualcuno si faceva saltare in aria le dita, in modo veramente encomiabile, grazie a petardi e bombette, attraverso un video intitolato Jihad di una Nazione, il cui contenuto è stato diffuso dalla Site, rete americana per la sorveglianza dei siti islamici, i PR di al-Qaeda (con master di specializzazione a Langley, in Virginia) hanno offerto una taglia di 3 kg d’oro per chi riuscirà ad uccidere l’ambasciatore statunitense a Sana’a, Gerald Feirestein, o 23mila dollari per chi ucciderà un soldato americano. L’offerta della taglia è valida sei mesi, se non vincete alla lotteria sapete dove potete eventualmente tentare la sorte. E vi consiglio di affrettarvi perché dall’altra parte i droni intelligenti (quelli che spesso, con buona pace di tutti, se devono colpire un uomo in una casa fanno saltare in aria anche chi sta con lui, e tutti quelli che vivono nel circondario, bambini, donne, invalidi, sotto a chi tocca) il 3 gennaio ha incenerito tre presunti affiliati ad al-Qaeda nella provincia di Baida, nello Yemen centrale. Il bilancio, dal 24 dicembre, è di 14 uccisi nella zona. Nel 2012 gli attacchi con droni hanno subito una impennata: sono stati 53 contro i 18 del 2011. Gli uccisi sono tra i 397 e i 539, riferisce l’ong Usa New America Foundation senza precisare il numero di vittime civili (ma cosa ce ne frega dei civili? Non fanno nemmeno audience).

Ecco una notizia che un po’ all’italiano medio dovrebbe interessare: l’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh è in procinto di recarsi in Arabia Saudita per cure mediche dopo avere scartato l’opzione di partire per l’Italia, che un mese fa gli aveva offerto un visto, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche arabe. Dopo che Putin ha donato il passaporto russo a Gerard Depardieu nella propria residenza a Sochi, sul Mar Nero, Giulio Terzi di Sant’Agata non voleva essere da meno. C’è da chiedersi dove il nostro Ministro degli Esteri avrebbe ricevuto Saleh, forse nella dimora nobiliare di famiglia? Senza dubbio l’ex presidente si sarebbe trovato bene in compagnia di un marchese, conte, cavaliere, barone del Sacro romano impero con il titolo feudale di signore di Sant’Agata, dato che per più di vent’anni il malaticcio e acciaccato Ali Abdullah ha trattato lo Yemen come un suo personale feudo. Del resto, vogliamo mettere la sanità nostrana con quella saudita? Un vero peccato che questo incontro non si sia svolto. Altroché i decadenti Savoia. Gossip a go-go andato in fumo.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) lancia l’allarme della compravendita, dello sfruttamento, delle violenze subite da migliaia di giovanissime immigrate africane, che per scappare dalla povertà incappano nel fenomeno della tratta di esseri umani sempre più diffuso in queste aree del pianeta. Nel corso del viaggio vengono spesso stuprate, soffocate per il sovraffollamento, gettate in mare dagli stessi contrabbandieri o anche prese in ostaggio dai trafficanti una volta raggiunto il suolo yemenita. Secondo il rapporto Desperate Choices, condotto dal Danish Refugee Council (DRC) e dal Regional Mixed Migration Secretariat (RMMS), le reti criminali si estendono attraverso l’Etiopia, lo Yemen, Gibuti e l’Arabia Saudita. Ma non tutte le donne abusate nello Yemen sono migranti. Contribuisce ad aggravare il fenomeno il cosiddetto turismo sessuale che vede coinvolte piccole yemenite di famiglie povere in matrimoni lampo con visitatori degli stati del Golfo, che dopo aver abusato di queste giovani vittime le abbandonano per strada.

E poi, dai, scriviamo un po’ di letteratura dopo tutte queste brutte e noiose notizie. Non è bello farsi pubblicità, quindi se siete interessati vi rimando semplicemente qui. Pensavo di essere uno dei pochi che si sono occupati di Yemen (a parte la giornalista italo-yemenita Ebla Ahmed), ma ho trovato, casualmente, Sana’a e la notte, di Elena Dak (Alpine Studio Edizioni). Sebbene molte impressioni dell’autrice siano discutibili (chiunque abbia abitato a Sana’a si renderà conto dopo poche righe che la conoscenza della città è abbastanza ristretta, creando una descrizione da Mille e una notte capace di trasformare personaggi molto discutibili in paladini della salvaguardia e della decenza), per chi vuole farsi un viaggio iniziatico in questa realtà così lontana, questo libro può essere un buon punto di partenza. Non è certo un testo per addetti ai lavori o per chi conosce ampiamente lo Yemen, ma il lettore potrebbe appassionarsi…

Ho finito, possiamo tornare tutti alle nostre attività… chissà se oggi il Milan schiererà Stephan Kareem El Shaarawy