Una buona fetta dell’esito elettorale passerà dalla Lombardia e Pier Luigi Bersani ne è consapevole. Non a caso, il segretario del Partito democratico ha scelto Milano per aprire la campagna elettorale. L’argomento del giorno è la richiesta di desistenza del Pd al nuovo movimento di Ingroia, Rivoluzione Civile, nelle regioni chiave come appunto la Lombardia. Il segretario nega ci sia mai stata “un’ipotesi” in questo senso, ma ribadisce che “un gesto consapevole rispetto alla situazione”, da parte del leader di Rivoluzione Civile, “sarebbe stato apprezzato”. “Non c’è bisogno di patti, c’è bisogno di prendersi le proprie responsabilità. Non mi metto a contrattare“. Secondo Bersani, la posizione di Ingroia tende a “radicalizzare il tema della legalità”, riducendolo a “posizioni faziose” e, in questo senso, ribadisce, “non credo sia un modo per portare il cambiamento”.

Il leader del Pd è poi tornato sulle epurazioni apportate alle liste, dalle quali il partito ha scelto di escludere gli “impresentabili” Caputo, Crisafulli e Papania: “Cerchiamo di dare l’esempio a prescindere dal tornaconto elettorale – dice Bersani – e ho fiducia che questa nostra posizione sia compresa sia in Sicilia che in Italia”. Commentando la decisione presa dal Comitato dei garanti, si augura che “si cominci a capire che quello che diciamo facciamo e che abbiamo regole molto, molto severe che applichiamo. Sia chiaro che restiamo garantisti e siamo per la presunzione di innocenza e che non stiamo parlando né di condannati né di colpevoli. Tuttavia, a questo punto, c’è un bene da tutelare che è la credibilità della politica, finita sotto i piedi in questi anni”.

Bersani dice che i voti “sono tutti utili”, ma opera un distinguo: “Alcuni lo sono per una testimonianza, altri per segnalare una protesta, o un’adesione a qualcosa. Poi ci sono quelli utili per battere la destra e per vincere”. Toni da campagna elettorale, per sottolineare la portata della sfida in atto. Bersani ribadisce di non voler cacciarsi “nel politicismo o nel cabaret“, perché “il primo è quello di chi ti misura tutti i giorni sulle alleanze, mentre il secondo è quello di chi spara per un titolo la stupidaggine del giorno e che il giorno dopo non c’è più”.

Il segretario del Pd non si dice sorpreso dalle parole del governatore della Banca d’Italia a proposito della recessione e sottolinea di non voler parlare di “nuove manovre” perché prima “bisogna vedere i conti”. Secondo Bersani “non bisogna seguire la recessione con manovre dietro manovre, perché così si finisce per aggravare la recessione. Voglio credere in questo 2013 si faccia una riflessione su questo punto, visto che il segno meno non ce l’abbiamo solo noi”.

“L’Europa – sottolinea – non è solo il Fiscal compact, ma diritti e modelli sociali”. Secondo il segretario la Lombardia “deve essere la porta dell’Italia sull’Europa, il punto alto della civiltà non il luogo che fa andare l’Italia con lo specchietto retrovisore, in mano ai leghisti o ai berlusconiani, ma che guarda avanti”. E bolla come “propaganda” la proposta di Maroni di trattenere in Lombardia il 75% del gettito fiscale: “Non voglio rispondere a questa propaganda della destra, hanno avuto dieci anni per governare ma diventa possibile tutto adesso. Lasciamo perdere, parliamo di cose serie”.

Vendola apre a compromessi con Monti – “Se Monti fa autocritica e corregge alcune delle sue controriforme è un fatto positivo. Con Monti si può costruire un compromesso importante”. Così il leader di Sel Nichi Vendola si è espresso su un eventuale accordo con le forze che sostengono il premier uscente. Anche se lo stesso Vendola ha negato la possibilità di andare mai al governo con il professore. Del resto, rispondendo a “Il sorpasso”, su sky tg 24, Vendola ha aggiunto dure critiche all’esecutivo tecnico: “Noi non siamo di fronte a giuramenti davanti a Dio e dobbiamo dare delle risposte in un momento drammatico. A fronte di un’Italia che non solo paga il prezzo dell’ubriacatura berlusconiana ma anche dei provvedimenti del governo Monti”. Il governatore della Regione Puglia non ha escluso di abbandonare la presidenza in caso di vittoria: “Per quanto mi riguarda non scelgo per ambizioni personali. In caso di vittoria del centrosinistra potrei fare il battitore libero. Non escludo di chiudere anzitempo l’esperienza alla Regione Puglia”. Critiche severe, invece, per Antonio Ingroia e il suo movimento: “C’è una piccola parte dell’elettorato di sinistra che ha sentimenti di rifiuto della mediazione politica. Ingroia cerca di usare il suo volto e la sua storia per coprire quattro piccoli partiti molto litigiosi. Quello di Rivoluzione Civile – ha aggiunto – non è un progetto politico ma un raduno di umori”.