Dopo la liberazione di 16 ostaggi stranieri, tra cui due americani, due tedeschi e un portoghese, le forze speciali algerine hanno sferrato l’attacco finale a In Amenas, in Algeria. Nel blitz sono morti, secondo l’ultimo bilancio diffuso da fonti governative, 32 terroristi, mentre prima del raid, gli islamisti hanno ucciso 23 ostaggi stranieri. “L’intervento ha portato alla liberazione di 685 lavoratori algerini e 107 stranieri” ha reso noto il ministero algerino. Nell’operazione, riporta l’agenzia ufficiale Aps, sono stati sequestrati mitra, fucili, pistole, lanciatori di missili, razzi e uniformi militari straniere.

Sono 15, invece, i corpi carbonizzati rinvenuti nell’impianto di gas dopo che l’esercito ha effettuato un primo blitz per liberare gli ostaggi rapiti da un commando di estremisti islamici lo scorso 16 dicembre. Al momento non si conosce l’identità delle 16 vittime. La milizia di Al Qaeda aveva anche minacciato di farsi saltare in aria con tutti loro in caso di un nuovo attacco. Nella minaccia lanciata telefonicamente da un guerrigliero, che aveva contattato l’agenzia di stampa privata mauritana al-Akhbar, l’uomo aveva spiegato che il complesso era stato interamente minato. I terroristi chiedevano uno scambio tra prigionieri e la fine dell’intervento militare francese in Mali. Intervento per il quale la Francia ha fatto sapere di essere pronta anche ad aumentare il proprio contingente sul campo, portandolo oltre le 2500 unità finora previste, ma precisando che devono essere le truppe africane a prendere il posto di quelle transalpine.

Nel frattempo si cerca di fare un bilancio dei morti e dei dispersi. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian ha dichiarato che durante “l’operazione di liberazione degli ostaggi”, è stato ucciso un transalpino, il cinquantaduenne basco Yann Desjeux, mentre altri tre francesi sono stati portati in salvo”. La Norvegia annuncia che due dei suoi concittadini sono “illesi” (facendo scendere a sei il numero dei dispersi), ma ne mancano ancora 5 all’appello. Il segretario al Foreign Office britannico, William Hague, ha fatto sapere che cinque cittadini britannici e un residente nel Regno Unito sono morti o dati per dispersi. Bucarest parla di tre suoi lavoratori in salvo. Secondo le ultime informazioni, tutte da verificare – sarebbero almeno 30, tutti stranieri, ma è un bilancio al momento difficile da confermare. Così come non è ancora chiaro il numero delle persone liberate. Tra questi tre rumeni e due norvegesi: uno dei cittadini rumeni, ha riferito il governo di Bucarest, è riuscito a contattare con il cellulare l’ambasciata di Romania ad Algeri e “ha ricevuto istruzioni sui passi da compiere per fuggire, cosa che gli ha salvato la vita”.

L’attacco terroristico è stato condannato dall’Onu che lo ha definito “atroce”. Il Consiglio di sicurezza ha quindi rivolto un appello agli altri Paesi affinché “cooperino attivamente con le autorità algerine” e sottolinea come le misure prese per combattere il “terrorismo” debbano rispettare “le leggi internazionali” relative “ai diritti dell’uomo”. E mentre il destino degli ostaggi resta in bilico, oggi ad Abidjan (Costa d’Avorio) è in corso il vertice straordinario dell’Ecowas (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) per accelerare il dispiegamento della forza di intervento dell’Africa occidentale in Mali. Proprio sull’intervento in Mali sono emerse divergenze fra il Pentagono, orientato ad un’azione militare Usa, e la Casa Bianca, che invece è più cauta.