E’ un piazzale illuminato da bellissimi fiori dipinti a terra ad accogliere chi raggiunge il Teatro Ringhiera. Qui, nella periferia sud ovest di Milano, in questo luogo che un sentire comune direbbe “non luogo”, è di scena dal 17 al 20 gennaio la storia del “comune senso” di un Paese, costruito in gran parte dalla televisione: “Nazionalpopolare. Da Gramsci ai reality show” della Compagnia Atir, da un’idea di Serena Sinigaglia, testo di Renata Ciaravino, con Mattia Fabris e Arianna Scommegna.

E sono le immagini tratte da “Shakespeare in Love” e le parole di Ennio Flaiano da “Lo spettatore addormentato” (“Amo Shakespeare, Calderón , Molière che hanno lasciato centinaia di opere tuttora vive ma ammiro quei loro spettatori che pretesero opere tanto perfette con il loro enorme e sapiente appetito”) a consegnare al pubblico il cuore dello spettacolo. Riscoprire “quel senso improvviso di comunione che ti permette di condividere con altri un’esperienza culturale che ti eleva, non che ti abbassa”, dice con passione Serena Sinigaglia. Che dai Carosello con Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero ci porta sino alla tv di veline e tronisti: “C’è televisione e televisione. Meglio Fiorello – aggiunge la regista – che fa trasmissioni che hanno un loro significato pur essendo un varietà”.

Che un’altra televisione sia possibile ne è convinta Lorella Zanardo, autrice del documentario (con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi) Il corpo delle donne, visto ad oggi da 5 milioni e mezzo di persone. La blogger, sul palco la sera della prima con Carlo Chiurco – autore di “Filosofia di Berlusconi” (Ombre corte), presente per tutte e tre le serate, mentre sabato 19 e domenica 20 ci sarà Massimiliano Panarari, autore di “L‘egemonia sottoculturale” (Einaudi) – dice: “Penso alla Bbc che in homepage ha tre obiettivi: informare, intrattenere ed educare.  E’ un modello al quale possiamo tornare poiché negli anni Sessanta la Rai insieme alla Bbc era la televisione migliore al mondo. A me – spiega Zanardo – piacerebbe molto (rifatto oggi in modo diverso) un “Non è mai troppo tardi” del maestro Alberto Manzi. Una trasmissione nella quale in modo divulgativo e senza spocchia c’è qualcuno, per esempio, che spiega che cos’è lo spread. E lo spiega con amore. Vorrebbe dire pensare veramente alle fasce più deboli”. Perché interrogarsi sul senso del nazionalpopolare significa ricercare l’umanità di un comune sentire.