Un rinvio a giudizio non basta. Siamo in uno Stato di diritto, non di polizia”. I giovani democratici siciliani prendono le difese di Vladimiro Crisafulli e degli altri candidati “impresentabili” finiti nelle liste del Pd. Secondo Salvatore Nicosia, segretario regionale dell’organizzazione giovanile democratica, “il partito democratico non deve accettare tribunali esterni, perché abbiamo un codice etico estremamente rigido che tutte le altre forze politiche dovrebbero ricalcare. Se alla luce del codice etico sussistono fatti di incompatibilità il giudizio spetta solo alla nostra Commissione di garanzia. Bisogna evitare processi sommari che neanche i veri tribunali stanno portando avanti”.

A dirla tutta Crisafulli è stato rinviato a giudizio, un “processo vero” quindi c’è.  “Ma anche fare una telefonata fuori dall’esercizio delle proprie funzioni può essere considerato abuso d’ufficio. E non si può mettere una croce sull’esperienza politica di una persona per questa accusa. I reati gravi sono tutti inseriti nel nostro codice etico, che è molto intransigente verso collusioni e corruzioni. Noi siamo i primi a fare battaglie sulla legalità e su questo non vogliamo prendere lezioni da nessuno. Voglio dire, abbiamo candidato Grasso”. Quindi secondo i giovani del Pd siciliano l’abuso d’ufficio non è un reato grave? “Può essere un reato grave, ma bisogna vedere caso per caso”. E l’accusa di avere  ottenuto la pavimentazione di una strada comunale che porta alla propria villa a spese della Provincia, è abbastanza grave? “Dobbiamo aspettare la sentenza definitiva. Per il principio di non colpevolezza fino al terzo grado non può bastare un rinvio a giudizio. Mettiamola così: credo nei giudici, non in chi si improvvisa giudice”.

I vertici nazionali del movimento under30 del Pd sono più cauti. Il vicesegretario Giacomo Possamai si affida alla commissione dei garanti “che si è sempre dimostrata affidabile e seria. Il presidente del comitato, Luigi Berlinguer è persona di una moralità specchiata e saprà valutare la situazione nel modo corretto”. La decisione del leader di “Fermare il declino”, l’economista Oscar Giannino, che ha subito escluso dalle sue liste Giosafat Di Trapani, condannato a un anno e otto mesi per favoreggiamento dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, può essere d’esempio? “Sono accuse molto diverse, si tratta di reati molto più gravi di quelli che vengono attribuiti ai candidati del Pd. E poi i nostri candidati non sono stati inseriti in un listino bloccato, sono tutti passati per le primarie, che bisogna rispettare”.