Afragola, provincia di Napoli. Città di ipermercati e betoniere. E del sindaco senatore Vincenzo Nespoli (Pdl). Che ha paura. Il politico di punta degli azzurri napoletani e padrone di una corrente in rapporti conflittuali con l’ala di Nicola Cosentino, teme di ritrovarsi tra poche ore con un pugno di mosche in mano: con l’amministrazione comunale commissariata, i suoi assessori-fedelissimi a spasso, e senza la ricandidatura al Parlamento. In mancanza di scranno diventerebbe per lui esecutiva una ordinanza agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta pendente da quasi tre anni e rigettata da Palazzo Madama.

Una storia lunga. Nespoli, che aspira alla riconferma parlamentare, si è dimesso da primo cittadino il 29 dicembre scorso. Appena in tempo per diventare eleggibile: in caso di elezioni politiche anticipate, il termine si riduce da sei mesi a una settimana. Ma nel tentativo di trasformare le dimissioni (che conducono allo scioglimento di giunta e consiglio comunale) in decadenza (che consegna la guida dell’amministrazione con pieni poteri al vice sindaco fino al termine della consiliatura), il presidente del consiglio comunale ha convocato per il 17 gennaio un’assemblea dell’assise civica con all’ordine del giorno “la comunicazione di accettazione di candidatura per le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Italiano“.

Secondo i giuristi afragolesi vicini a Nespoli, questa comunicazione sarebbe sufficiente a far scattare le procedure di decadenza. Un giorno prima della scadenza dei 20 giorni a partire al 29 dicembre, trascorsi i quali le dimissioni di Nespoli sarebbero diventate irrevocabili, determinando il commissariamento prefettizio dell’amministrazione. La prefettura di Napoli ha inviato al presidente del consiglio comunale e al segretario generale di Afragola una lettera che sbugiarda questa tesi. In base a un principio di facile comprensione: l’accettazione di candidatura, da sola, non è certezza sulla circostanza che Nespoli verrà effettivamente candidato. Certezza che potrebbe maturare solo il 20 gennaio, quando le liste diventeranno ufficiali (peraltro, Nespoli è tra i nomi in bilico e a rischio depennazione). Due giorni dopo l’irrevocabilità delle dimissioni.

Un groviglio. Il consiglio comunale si è riunito e ha congelato la ‘decadenza’ di Nespoli. La prefettura però ha già inviato una seconda nota invitando a non adottare ‘atti in carenza di presupposti’. Un modo per avvertire il vice sindaco Antonio Pannone: se convochi la giunta e decidi qualcosa, verrà annullato tutto. Peccato: secondo alcune indiscrezioni il primo atto di Pannone sarebbe stato quello di nominare Nespoli suo ‘vice’. In pratica si sarebbero solo scambiati di posto. Per traghettare insieme la giunta verso le elezioni amministrative previste il 28 aprile 2013. Sì, il papocchio servirebbe a trascinare avanti l’amministrazione soltanto per quattro mesi. Avranno pensato: è comunque meglio arrivare al voto rimanendo in carica, piuttosto che con un commissario prefettizio.