tunisia, 2 anni di rivoluzioneIl 14 gennaio è il secondo anniversario della Rivoluzione in Tunisia, di quel Degage ( “smamma”) da cui è cominciata la Primavera Araba e mica si può pretendere che sia già tutto a posto. Le – poche – notizie che circolano da noi, ma anche in Francia che alla Tunisia dà molto più peso, parlano di instabilità politica, salafismo, scontri. 
Da Tunisi, dove sono tornato a 8 mesi dalla mia ultima visita, confermo invece che le cose non vanno  male: non può esistere transizione alla democrazia senza conflitti, non può esistere paese libero con musulmani senza salafismo.
Come mi dice il sociologo Fabio Merone, il miglior esperto italiano della Tunisia, è forse la prima volta che la società tunisina  si confronta fino in fondo con sé stessa, e viene fuori di tutto. La differenza è che a contenere l’integralismo adesso non è più un regime autoritario, è la società stessa, incasinata, disorientata, ma viva. Molta gente, in giro, parla di politica, anche volentieri.

Alla vigilia dei festeggiamenti di oggi un fattaccio ha concentrato l’attenzione. Qualcuno ha dato fuoco al mausoleo di Sidi Bou Said, quel meraviglioso paese bianco e blu poco a Nord di Tunisi a picco sul mare, luogo privilegiato di arte cultura e turismo. E’ stato dato fuoco al mausoleo costruito sulla tomba del santo, di Sidi Bou Said, appunto, attorno al quale è stata costruita nei secoli la cittadina. Una provocazione inaudita. (Guarda il video). Immediate, già nella notte tra sabato e domenica, le proteste e unanime la condanna. Nell’integralismo wahabita non ci devono essere santi, esiste solo l’unicità di Allah, per questo in altre regioni vengono colpiti anche simboli antichi.  Nessun gruppo salafita ha però neanche lontanamente rivendicato l’attacco, che potrebbe quindi essere stato attuato anche da un pazzo o da un provocatore.

Un atto del genere alza l’esasperazione della gran parte della popolazione tunisina verso il rischio vero o presunto di integralismo islamico. E anche se il governo degli islamisti di NNadha è il primo a voler reprimere cose del genere, finisce per perdere colpi in termini di consenso.
Anche e soprattutto perché la situazione economica è rimasta negativa, la disoccupazione è alta e i prezzi anche.

Dall’altra parte dello scenario politico, forze che noi definiremmo laiche e che qui si richiamano piuttosto a parole come  nazionalismo e modernismo si stanno riorganizzando. E’ in questo campo che attorno alla figura divenuta quasi carismatica dell’86 enne Beji Essebsi si è creata la novità politica della seconda metà del 2012 in Tunisia. Ad essa, con l’aiuto del giovane tunisino  Zied Ben Taleb, ho dedicato un video-servizio.

Mentre le forze minori della coalizione di governo -ovvero  Cpr ed Ettakatol- sembrano aver perso la loro scommessa di diventare condizionanti come partner laici, Nidaa Tunes è diventata nel bene e nel male (nel male come presunta erede dei riciclati del regime di Ben Alì) l’altro polo rispetto a Nnnadha nei discorsi della gente. E quando si voterà – forse a ottobre – per le presidenziali e le parlamentari, quello tra Nnadha e Nidaa Tounes sarà il confronto principale.

Ma c’è forse un terzo polo che sta crescendo. I comunisti hanno reagito alla loro crisi. Sconfitti nettamente alle elezioni dell’ottobre 2011 hanno intrapreso un rilancio per cercare di legare insieme le varie sinistre e i militanti giovani non incantati dall’islamismo. Tredici tra partitini e gruppi si sono federati nel Fronte Popolare , che presto farà il suo primo congresso. Il primo di loro incontrato dal nostro microfono nei festeggiamenti sulla Avenue Bourguiba è il ventenne Sami. (Guarda il video).