Dagli scontri all’arma bianca tra spagnoli e bucanieri di fine Seicento, alle lotte dei braccianti dell’Emilia Romagna. Un bel salto per Valerio Evangelisti, prolifico scrittore bolognese che ha appena dato alle stampe il suo ultimo romanzo (Cartagena. Gli ultimi della Tortuga, edizioni Mondadori Strade Blu) e già si appresta a mettere in cantiere una nuova opera. E questa volta l’orizzonte non sarà quello del mar dei Caraibi. Sol dell’Avvenire, questo il nome del nuovo ciclo di Evangelisti, sarà ambientato in Emilia-Romagna e racconterà in tre volumi le vicende di altrettante famiglie di braccianti, mezzadri e contadini. Un progetto che abbraccerà il periodo che dal 1875 va a metà 900, quasi un secolo per esplorare le grandi trasformazioni che hanno rivoluzionato la vita nei campi e nelle città della regione: dalla crisi agraria alla nascita delle cooperative e del sindacalismo rivoluzionario, dalle lotte nelle campagne contro i proprietari terrieri all’avvento del fascismo e poi oltre, fino alla conclusione del ciclo nell’immediato primo dopo guerra. Settacinque anni raccontati attraverso la vita di tre famiglie romagnole: i Verardi, i Minguzzi e gli Zambelli.

“Parlerò dei braccianti, delle loro condizioni di vita, e di come rivendicavano i loro diritti anche con forme di lotta che oggi si preferisce non ricordare. Ad esempio bruciando i campi per danneggiare la produzione. I braccianti – spiega Evangelisti – non erano contadini legati alla propria terra, erano una massa di precari che tiravano avanti lavorando nelle campagne. All’epoca ci fu anche chi propose di deportare in massa i romagnoli per il loro modo di vivere che si diceva barbaro e violento. Nessun buon romagnolo girava senza coltello, e quando non ci si sfidava all’arma bianca lo si faceva a colpi di rivoltella”.

Altri tempi si dirà, eppure Evangelisti ci tiene a raccontare le lotte di fine  ottocento, “perchè si sappia che certi problemi sono già stati affrontati, e con successo. Ad esempio la questione del precariato di massa si poneva già nel secolo scorso, e in Emilia Romagna fu risolta con la nascita delle cooperative. La prima fu fondata nel 1883 e si chiamava Associazione operai braccianti del Comune di Ravenna. Con la lotta questi precari della campagna riuscirono non solo a crearsi un reddito, ma anche a rendere migliori le proprie condizioni di vita. Le cooperative ad esempio furono in grado di impedire che i proprietari terrieri scegliessero solo i braccianti più forti, escludendo così i meno robusti. Dobbiamo ricordare che è proprio dal lavoro di queste persone, a volte sfruttate come nemmeno le bestie, che è nata la prosperosa Emilia Romagna così come la conosciamo oggi”.

Nella trilogia ci sarà posto anche per Benito Mussolini, personaggio che non poteva certo mancare visto le sue origini. “A dire la verità – racconta Evangelisti – Mussolini iniziò a far danni ben prima di fondare i fasci da combattimento. Nella prima metà degli anni 10 diresse da Forlì un giornale socialista. Si chiama La Lotta e da quelle pagine, con la sua scrittura modernissima, scatenò un micidiale conflitto fratricida tra mezzadri e  braccianti. All’epoca c’era un problema sulla proprietà della macchine trebbiatrici: i braccianti volevano gestirle in forma cooperativa, i mezzadri no. Mussolini si schierò con ferocia contro i mezzadri dimenticandosi che, dopo tutto, anche loro erano degli sfruttati. E così scatenò una lotta tra poveri”.

Il primo volume della trilogia dovrebbe essere pronto per la prossima estate, “ma la quantità di lavoro da fare è mostruosa. Ho impiegato un intero pomeriggio per capire dove fossero esattamente le carceri di Ravenna nel 1875, e questo solo per scrivere la prima pagina del primo dei tre volumi. Per fortuna conosco già il periodo, me ne sono occupato tempo fa facendo ricerca in università”. La storia delle tre famiglie di mezzadri non resterà però legata solo all’Emilia Romagna. “Ci saranno puntante anche fuori regione – conclude Evangelisti – Un folto gruppo di braccianti forlivesi fu ad esempio mandato in Sardegna per dei lavori di bonifica, e lì formarono una colonia che esiste tuttora. Altri andarono a bonificare le paludi di Ostia, altri ancora finirono in Grecia per costruire una ferrovia”.

Non solo romanzi però. Nel 2013 dovrebbe ritornare in libreria l’ormai introvabile “Storia del Partito Socialista Rivoluzionario, 1881-1893”. Un libro nel quale Evangelisti, assieme a Emanuela Zucchini, ripercorre la storia della formazione politica romagnola che per qualche anno riunì sotto le stesse bandiere socialisti e anarchici.