È l’ex procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito, l’uomo scelto dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’ambiente Corrado Clini, come “Garante” dell’Autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto. Sarà l’ex magistrato a vigilare sull’applicazione di tutte le misure previste nell’autorizzazione rilasciata il 27 ottobre all’azienda di famiglia dei Riva che conta oggi due esponenti ai domiciliari, Emilio e Nicola, e uno latitante all’estero, Fabio, per sfuggire al carcere. A Vitaliano Esposito quindi lo Stato pagherà i 200mila euro all’anno previsti dal provvedimento.

Un nome, tuttavia, non nuovo nelle cronache italiane. Esposito, infatti, è finito nelle carte dell’inchiesta sulla “trattativa Stato-mafia” per una telefonata, intercettata dalla procura di Palermo con Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno e ex vice presidente del Csm. Mancino chiama per congratularsi con il magistrato che ha appena ricevuto gli atti della strage di via D’Amelio. “Sono chiaramente a sua disposizione – risponde l’allora pg Esposito – adesso vedo questo provvedimento e poi ne parliamo. Se vuole venirmi a trovare, quando vuole”. Mancino scherza sulla proposta: “Guagliò come vengo, vado sui giornali” facendo ridere Esposito che comprende la difficoltà: “Ahahaha, ho capito”. Vitaliano Esposito ottenne la nomina a procuratore generale della Cassazione col sostegno delle correnti di magistratura più moderate, dei laici del centrodestra e dell’allora vicepresidente del Csm, Nicola Mancino.

“Ringrazio molto il dottor Esposito – è stato il commento del ministro Clini – per aver accolto la nostra proposta di svolgere il ruolo di garante. La sua lunga e autorevole esperienza è in grado di assicurare quella funzione terza e indipendente che abbiamo voluto creare nel decreto Ilva con la figura del garante”. Ma ieri, a distanza di quasi cinque mesi dall’approvazione del decreto che stanzia i finanziamenti per le bonifiche del quartiere Tamburi, il consiglio dei Ministri ha anche nominato il commissario scegliendo per questo incarico Alfio Pini, capo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e “che ha avuto – secondo Corrado Clini – un ruolo importante nella prevenzione dei rischi industriali e nel risanamento di una realtà produttiva complessa come Marghera”. Per bonificare Marghera, però, il governo ha stanziato 5 miliardi di euro. Per Taranto solo 336 milioni. Ma Clini ha espresso comunque “soddisfazione” per le due nomine e ha parlato di “un passo in avanti importante nell’attuazione dei due provvedimenti che il Parlamento e il governo hanno assunto per Taranto”.

Intanto c’è attesa a Taranto per le decisioni del Tribunale del riesame e del Giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco a cui la procura ha chiesto di sollevare la legittimità costituzionale della legge “salva Ilva” presentata dall’azienda per ottenere il dissequestro dei prodotti. Una legge che secondo la il pool di magistrati guidati dal procuratore Franco Sebastio appare evidente come “annienti completamente il diritto alla salute e ad un ambiente salubre a favore di quello economico produttivo” concedendo all’Ilva “una vera e propria ‘cappa’ di totale ‘immunità’ dalle norme penali processuali che non ha uguali nella storia del nostro ordinamento giuridico”. Le decisioni potrebbero arrivare nei primi giorni della prossima settimana.