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Benzina, la beffa in Puglia. La Regione abolisce imposta ma il prezzo non cala

L’accusa viene dalla Confconsumatori secondo cui le multinazionali del petrolio sono colpevoli di un guadagno indebito: “Hanno totalmente ignorato l’abolizione della tassa e si stanno approfittando di un beneficio fiscale che non era destinato a loro, ben 14,5 milioni di euro". Presentate tre denunce all'Antitrust

Benzina, la beffa in Puglia. La Regione abolisce imposta ma il prezzo non cala

La Puglia ha deciso di abolire l’imposta regionale sulla benzina, rinunciando complessivamente a 14,5 milioni di euro all’anno per garantire un risparmio ai consumatori. Ma il prezzo del carburante nelle stazioni di servizio non è calato: quei soldi, invece che ai cittadini, vanno a finire nelle casse delle compagnie petrolifere.

L’accusa viene dalla Confconsumatori Puglia, secondo cui le multinazionali del petrolio sono colpevoli di un guadagno indebito: “Hanno totalmente ignorato l’abolizione della tassa, e si stanno approfittando di un beneficio fiscale che non era destinato a loro”, spiega il presidente dell’associazione, Antonio Pinto. Per questo la Confconsumatori ha provveduto a sporgere una triplice denuncia all’Antitrust contro le principali filiali petrolifere: la prima per abuso di posizione dominante, la seconda per intesa restrittiva della concorrenza e la terza per pratica commerciale scorretta, visto che tutte le compagnie hanno imposto lo stesso ingiustificato aumento di prezzo.

Il contenzioso nasce dalla decisione della Regione – sancita lo scorso 20 dicembre nella legge di bilancio di previsione sul 2013 – di eliminare l’Imposta regionale sulla benzina per autotrazione (Irba). Una delle battaglie portate avanti dall’opposizione di centrodestra e accolta alla fine dalla maggioranza che fa capo a Nichi Vendola. Per consentire l’abolizione, l’assessore al Bilancio, Michele Pelillo, era stato costretto a stornare le risorse necessarie dal Fondo svalutazione crediti. Ma il sacrificio, per ora, è risultato inutile: il passaggio al nuovo anno non ha segnato alcuna diminuzione del costo del carburante. “Ho verificato personalmente insieme al sindacato dei gestori i prezzi stabiliti dalle compagnie, e tra il 31 dicembre 2012 e l’1 e il 2 gennaio 2013 non c’è traccia del calo di 2,5 centesimi al litro che l’abolizione dell’Irba avrebbe dovuto comportare”, ribadisce l’avvocato Pinto.

Una conferma viene anche da Domenico Guastamacchia, segretario regionale della Fegica (Federazione italiana gestori carburanti e affini) Cisl: “Si tende sempre a dare la colpa ai gestori, ma noi non c’entriamo nulla: siamo estranei al meccanismo delle tariffe, un gestore di solito prende un aggio di circa 3,5 centesimi per litro, a prescindere dal prezzo stabilito dalle compagnie. Anche noi, come i consumatori, siamo vittime dello strapotere delle multinazionali”.

La vicenda ha destato scalpore in Puglia e anche in Regione. Da entrambi gli schieramenti sono arrivati appelli alle forze dell’ordine per verificare l’eventuale speculazione. “Ma purtroppo il mercato dei carburanti è libero, nessuno può obbligare le compagnie ad essere corrette”, sottolinea Pinto. Per questo la Confconsumatori ha individuato nell’Antitrust l’unico organo in grado di intervenire concretamente. Nel caso anche una sola delle denunce inoltrate venga accolta, il garante della concorrenza potrebbe comminare una multa salata alle compagnie petrolifere, in modo da rendere antieconomico il comportamento scorretto. L’avvocato Pinto ha quantificato l’importo della sanzione in 14,5 milioni, la stessa cifra che la Regione incasserebbe annualmente dall’Irba. Per il giudizio bisognerà attendere circa sei mesi.

Per il momento, però, la beffa resta. E per questo Antonio Decaro, consigliere regionale e capogruppo Pd, sostiene che “forse sarebbe stato meglio utilizzare questi soldi per potenziare il sistema di trasporto pubblico, come avevamo suggerito”. “Oppure – aggiunge Pinto – si potevano tagliare tasse pagate direttamente dai cittadini. Ma è chiaro che le intenzioni della Regione stavolta erano ottime”.


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