Silvio Berlusconi ospite a "Servizio Pubblico"Questo è un attimo lungo vent’anni o dieci se non volete spaventarvi. Questo è un attimo intenso, teatrale e forse irreale. L’attimo. Michele Santoro guarda il pubblico in studio, dà le spalle ai teli neri che cingono le scalinate di acciaio, Silvio Berlusconi sbuca quasi invisibile tra la scorta possente, e si affaccia per farsi notare da una platea che non conosce, e che tace in attesa di questo attimo che non arriva. Santoro si volta lentamente, Berlusconi trattiene il passo. Santoro incrocia il cammino di Berlusconi. Sono vicini, manca un metro. Occhi bassi, diffidenti, eppure c’è un significato profondo: quante ne abbiamo passate insieme, contro. Le mani si sfiorano, si stringono, i volti si mostrano ai fotografi avidi di cogliere quest’attimo bizzarro. È la sintesi tra il berlusconismo e il non berlusconismo, confessioni opposte, destini comuni.

Non sbaglia la bussola del Cavaliere, si dirige a destra e sorride, con quel suo sorriso marpione e gommoso, a Luisella Costamagna. Un angolo di un occhio sempre più sottile mette a fuoco la sagoma di Travaglio, con un gioco di parole, a tema, si può dire che Berlusconi si arresta. Ancora i fotografi, ancora affamati, vogliono la passerella del Caimano invecchiato e del giornalista acerrimo nemico, duellanti da un tempo che si sta ingrossando: nemmeno per idea. Il saluto è rapido, niente di patinato, e B. smonta il ghigno docile, ma si riprende non appena Travaglio s’allontana.

Berlusconi ha l’aria rintronata di uno studente di chimica in una centrale nucleare: il posto lo affascina e lo inquieta. Il posto non è suo, ma lo vuole. E come in apnea, superato l’impatto con la centrale nucleare, cerca di respirare: e corre dai suoi sostenitori in tribuna, che, festanti, ammirano e celebrano il coraggio di un Capo stanco che ritorna sul luogo del delitto. 
A casa di chi voleva censurare, e l’ha fatto. A casa di chi voleva eliminare dagli schermi, e non ci è riuscito. Berlusconi ha studiato Santoro, ha ripassato i monologhi di Travaglio e ha simulato la sfida, la corrida per citare “Granada” sparata forte in apertura, sino a un’ora fa.

Qui, a Cinecittà , l’orologio implode alle 20 e 45. Quando Berlusconi, anticipato da un codazzo di berline tedesche, poggia il piede destro fuori dall’abitacolo. Santoro e Travaglio sono in camerino. Non sono previsti contatti privati. Il Cavaliere ha un appuntamento irrinunciabile: il trucco. E Santoro ne approfitta per parlare ai ragazzi già seduti in studio: “Niente applausi durante la diretta. Siamo in par condicio”. Ma qualsiasi battuta, qualsiasi tensione si scioglie perché tutti aspettano l’attimo: il faccia a faccia tra Santoro e Berlusconi. L’attimo che riappare in questo viaggio tra epoche ed epopee: “Non è una fossa dei leoni questa”, dicono. Ma è l’ultima o la prima immagine di un volume riempito con tante telecamere, e queste accese stasera sono da museo. Da collezionisti.

Berlusconi ha lasciato la fidanzata napoletana, Francesca Pascale, a presidiare palazzo Grazioli, e si accompagna con Maria Rosaria Rossi, la badante. Guardingo ecco il fidatissimo Paolo Bonaiuti.
Santoro, di solito, compare a un minuto dal via. Stavolta è in piedi a un lato di questo studio ampio e aitante. Non voleva perdersi l’attimo.

Il Fatto Quotidiano, 11 Gennaio 2013