Giù nel pozzo della gravità con Dewey Dell, giovane gruppo di danza e teatro refrattario alle etichette e con qualche problema di ascendenti ingombranti. Va in scena al Teatro Comandini di Cesena sabato 12 gennaio alle ore 21,00 Grave di Agata, Demetrio e Teodora Castellucci e Eugenio Resta. Gli autori lo definiscono un movimento intorno alla sensazione di un corpo che precipita, un punto immobile dentro la velocità di un corpo che sa che si schianterà.

Teodora Castellucci, come si fa a rappresentare la caduta in teatro?

Più che al teatro il nostro lavoro è orientato alla danza, anche se ormai i confini tra i generi si perdono. Grave è incentrato sull’idea della caduta, su come inventare una danza basandosi sull’esperienza istintiva di quando sogna di cadere o si reagisce a una vertigine. C’è un punto di vista lentissimo che è quello di chi cade e uno velocissimo che è quello di chi lo osserva. Si alternano momenti velocissimi e momenti lenti, movimenti naturali di un corpo in caduta e movimenti del tutto astratti.

In scena dunque c’è qualcuno che cade e qualcuno che lo guarda?

In ogni luogo in cui lo rappresentiamo cerchiamo dodici ragazze, non necessariamente attrici o danzatrici, che istruiamo in un workshop per la parte corale. In scena ci siamo poi Agata Castellucci e io. Agata in particolare ha un ruolo da protagonista, è come se ci fosse una storia attorno alla sua figura, tutto ruota intorno al suo precipitare nel vuoto. Ma la caduta non è vista in modo negativo, oscuro, perché cadere è anche cambiare stato: in inglese addormentarsi si dice fall asleep, innamorarsi fall in love, la caduta dunque è anche l’uscita improvvisa da uno stato di naturalità.

Come si sta collocando la vostra compagnia nel sistema dei teatri alternativi?

La compagnia Dewey Dell è nata nel 2007. All’inizio eravamo ancora al liceo, non avevamo idea di cosa stavamo facendo, tanto che abbiamo dato il nome alla compagnia solo dopo aver fatto due spettacoli. Ci siamo trovati dentro un mercato del lavoro in cui non sapevamo chi eravamo, non sapevamo se farne un mestiere o un gioco. Ognuno di noi quattro ha un ruolo, ma siamo un collettivo, non c’è un regista e la concezione degli spettacoli nasce sempre dal gruppo. Oltre alla danza, ci stiamo concentrando sull’invenzione di un ibrido, una performance che stia nel mezzo tra un concerto e una coreografia che portiamo in ambienti non teatrali, anche per cercare un pubblico diverso. Il periodo è difficile per tutti, soprattutto in Italia, ma noi stiamo lavorando soprattutto all’estero, in Europa ma anche oltre, stiamo avviando progetti in Giappone e in Australia. Siamo propensi a cambiare luogo.

Tre di voi su quattro si chiamano Castellucci, quindi il problema del rapporto con la Societas Raffaello Sanzio esiste.

Esiste e ce lo siamo posti fin dall’inizio, perché è naturale associare il nostro nome all’estetica della Raffaello Sanzio, che invece non ci appartiene. La storia pluridecennale della Societas all’inizio di schiacciava, poi però ci siamo fatti la corazza, a un certo punto ti metti il cuore in pace. Abbiamo sempre voluto avere una storia completamente indipendente e ci siamo imposti grande chiarezza e separazione dal punto di vista organizzativo, materiale, fisico. 

Però lo spettacolo va al Comandini, il che non fa certo pensare a una condizione di separatezza e completa indipendenza.

È inevitabile che si pensino queste cose, ma non ci possiamo fare niente. Che siano vere o no a me interessa fino a un certo punto, vogliamo fare quello che vogliamo fare. È questo che pensiamo per andare avanti, perché se no, se devo pensare che ci chiamano in in un posto solo per il cognome che portiamo, è finita. A parte che secondo me le opere parlano da sole, ognuno va avanti sulla sua strada in base a quello che fa, perché a un certo punto gli altarini cascano sempre.

Il sito di Dewey Dell: www.deweydell.com

Per informazioni e biglietteria (anche on line) per Grave al Teatro Comandini di Cesena il 12 gennaio prossimo: http://www.teatrobonci.it/