Se si cerca la parola felicità su Google il primo risultato è, ça va sans dire, la definizione che ne dà Wikipedia. Poi a seguire, un po’ a sorpresa, il video su Youtube della canzone di Al Bano e Romina Power. Proseguendo solo nella prima pagina, ci sono poi le “immagini relative” : una bimba che sorride, una strada con un cartello e l’indicazione “Happy” (e non Happiness), due ragazze che saltano con le braccia al cielo. Non mancano Twitter, la “palestra della felicità”, aforismi e poesie. Ma volendo si possono scorrere ben oltre 4 milioni di pagine. 

A Roma nei prossimi giorni, dal 17 al 20 gennaio, è in programma il Festival delle Scienze e il tema degli incontri, che sia economico o filosofico, è la ricerca della felicità. Per chi organizza la tre giorni con convegni e ospiti di primo piano, compreso il premio Nobel per l’Economia Amartya Sen, “la ricerca (scientifica) della felicità è un viaggio misterioso e appassionante attraverso le neuroscienze, la psicologia, la religione, l’antropologia, la sociologia. Che finisce per portarci al centro di noi stessi. Perché se tutta la nostra esistenza è tesa a massimizzare la totalità del piacere e della realizzazione personale, la domanda di fondo è: come arrivarci? Esiste una formula della felicità?”.

La domanda atterrisce e forse atterriscono ancora di più tutte le possibili risposte che, in questi tempi di crisi feroce e di smarrimento culturale e sociale, schizzerebbero fuori. Ma il solo fatto di domandarsi se si può essere felici, di discuterlo scientificamente oppure no è già un passo oltre. Che sia studiata e discussa come indicatore economico o come piacere sessuale e fisico, la felicità, anche se non “provata”, va cercata. “Tutti, fratello Gallione, vogliono vivere felici, ma nel veder chiaro che cosa è che renda la vita felice sono ottenebrati” ammoniva Seneca nel “De vita beata”. Anche questo festival può fare un po’ più di luce. 

Il Festival delle Scienze all’Auditorium di Roma