Il motto degli ultimi trent’anni è stato «arricchitevi!», e s’è visto com’è finita. Tutto quello che siamo riusciti a opporgli, noi marci intellettuali di sinistra, è stato un motto uguale e contrario, «Indignatevi!»: ma è una parola, io per esempio m’indigno continuamente, praticamente non faccio altro, ma è difficile restare indignati, dopo dieci minuti mi passa e tutto resta come prima. Così sta imponendosi una terza parola d’ordine, antica ma sempre nuova, suadente e a suo modo definitiva, che fa semplicemente «Arrangiatevi

Un esempio? Mi aggiravo per Genova sotto una pioggia stile Blade runner, quando scorgo in lontananza il mitico 36: il mio autobus, sopravvissuto ai tagli dell’Azienda Municipalizzata Trasporti solo a condizione di fare doppio percorso, il proprio, di mezz’ora, più quello di un altro autobus soppresso, un’altra mezzora, che fa un’ora risparmiando sulla sosta e sugli autisti. Il risultato è che, in un’ora, il 36 partito per secondo fa in tempo a raggiungere quello partito per primo, e i due viaggiano trionfalmente in convoglio come i carri dei pionieri, con gli utenti in attesa nella parte degli indiani.

Mi avvicino per salire, ma il bus si muove, arrestandosi a un semaforo rosso a cinque metri dalla fermata. Mi accosto all’uscita posteriore, ma l’autista non apre; raggiungo l’uscita anteriore, mi sbraccio sotto l’acqua ma niente, l’autista fa finta di non vedere. Il semaforo è ancora rosso, il prossimo 36 passa chissà quando, e in un lampo decido di raggiungerlo alla fermata successiva; mi metto a correre, il bus mi supera, ma stavolta faccio in tempo a salire.

Sono ancora lì sulla piattaforma, sgocciolante di pioggia ma orgoglioso del mio scatto, quando una vecchietta che aveva assistito a tutta la scena – una di quelle deliziose vecchine che nei film dei Monty Python inseguono a ombrellate gli scippatori – si complimenta: «Gliel’ha messo nel mulo, a quel bastardo!». Francamente, non so se abbia detto proprio ‘mulo’, ma qualsiasi cosa abbia detto il commento mi fa riflettere. Dopotutto, l’autista applicava solo il regolamento: ma se io non fossi nato per correre, come dice Bruce Springsteen, l’ autista l’ avrebbe messo nel mulo a me? Siamo ormai al punto, fra lavoratori e utenti dei servizi pubblici, da mettercelo nel mulo a Vicenza, pardon a vicenda?

La risposta è sì: e se non puoi correre, arrangiati. Il governo sopprime le Province e i dipendenti restano senza stipendio? Che si arrangino. I sistemi informatici ci piantano continuamente in asso, a Trieste abbiamo dovuto contattare i tecnici di Oracle, in California, e al telefono pareva di sentire lo sciabordio delle tavole da surf? Arrangiamoci. L’interregionale da cui scrivo è fermo a Portogruaro da un’ora, per l’esplosione di un merci sulla linea, e il Pd pensa di candidare alle elezioni, o magari a ministro, Mauro Moretti, l’uomo-simbolo del disastro dei trasporti pubblici? Arrangiamoci, arrangiamoci…