Il Pdl perde un altro pezzo e questa volta da Novanta. Mario Mauro, volto storico del Pdl all’Europarlamento e a capo della delegazione italiana del Ppe, ha annunciato oggi la sua fuoriuscita dal partito per le insanabili divergenze con Silvio Berlusconi, tra le quali la sua candidatura a presidente del Consiglio. Già negli ultimi mesi Mauro ha mostrato la sua vicinanza a Monti, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’accordo elettorale di questi giorni con la Lega, secondo lui “un tragico errore”. La rottura di Mauro, annunciata nella riunione di oggi del gruppo parlamentare del Ppe, è stata accolta con una standing ovation dai colleghi stranieri, a molti dei quali il partito di Berlusconi risulta sempre più indigesto.

Il riavvicinamento del Pdl alla Lega è un ”tragico errore”, ha detto Mauro, motivo per cui l’eurodeputato (alla sua terza legislatura) lascia la guida del gruppo Pdl al Parlamento europeo e il partito stesso al quale appartiene dal 1999. In conferenza stampa Mauro ha sottolineato il fatto che il centrodestra targato Berlusconi non è riuscito “in quasi 20 anni” a fare le riforme promesse e necessarie. “Molto è stato detto, poco è stato fatto”, ha concluso.

L’Europa costituisce un altro motivo dello strappo. Mauro ha ricordato di aver già detto in passato che “se la campagna elettorale fosse diventata un referendum sull’Europa, io avrei scelto l’Europa”. Le ultime posizioni piuttosto euroscettiche di Berlusconi, critico oltre misura sull’euro e quasi in aperto contrasto con la Germania, hanno fatto traboccare il resto. Proprio l’Ue diventa quindi un altro ponte tra Mario Mauro e Mario Monti, tanto che a Bruxelles si vocifera (ma nulla è stato confermato) che dietro la sortita di Monti alla riunione del Ppe del 13 dicembre scorso c’era proprio l’eurodeputato pugliese.

Ma Mauro oltre che punto di riferimento europeo del Pdl e del gruppo italiano del Ppe, è anche uno degli uomini forti di Comunione e Liberazione e quindi un punto di riferimento per l’elettorato cattolico italiano, come testimonia la sua consuetudinaria presenza ai tradizionali meeting annuali Cl di Rimini. Negli anni, infatti, ha costituito per Berlusconi una sponda di rilievo proprio con l’elettorato cattolico, tanto che nel gennaio 2011, in pieno scandalo Rubygate, ha scritto una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato dalla procura di Milano per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Nella missiva, scritta insieme a Formigoni, Lupi, Sacconi, Roccella e altri membri del Pdl, si chiedeva ai cattolici di “non cadere nella trappola del moralismo e della gogna mediatica che rischia di oscurare il senso del nostro lavoro quotidiano per il bene comune”. Secondo i firmatari, “l’enorme scossone mediatico e politico di questi ultimi giorni non si comprende appieno se non come l’ultimo atto di un’offensiva giudiziaria iniziata con Tangentopoli”.

Ma torniamo in Europa. Per Mauro allontanarsi da Berlusconi vuol dire avvicinarsi a Monti e alla sua agenda. L’eurodeputato ha detto che parteciperà in modo attivo alla campagna elettorale italiana per la lista Monti, anche se su una sua eventuale candidatura “la riflessione non è ancora maturata”. Sempre in tema di elezioni, Mauro ha riferito che lo stesso capogruppo del Partito popolare europeo, Joseph Daul, gli avrebbe detto che “ci sarà un monitoraggio della campagna elettorale italiana”. Sì, perché se Mauro gode di una buona reputazione tra tutti i membri del Ppe, il partito di Berlusconi, anche alla luce delle ultime sparate del suo leader, risulta sempre più indigesto. Lo scorso 11 dicembre, dopo le dimissioni annunciate di Monti, lo stesso Daul aveva detto: “Siamo molto preoccupati. È stato un grave errore far cadere il governo Monti”. Due giorni dopo Berlusconi volerà a Bruxelles per rimettere insieme i cocci, ma l’abbraccio unilaterale dei leader Ppe a Mario Monti lo costringeranno a ricalibrare il tiro dei suoi attacchi. Tutto il resto è storia.

@AlessioPisano