Prima ancora che in consiglio comunale, a Parma il bilancio preventivo 2013 è passato al vaglio dei cittadini. Il sindaco Federico Pizzarotti ha presentato direttamente ai parmigiani il suo documento “Parma 2013 – Punto a capo”, che già dal titolo la dice lunga sulla linea della giunta Cinque stelle rispetto al futuro della città, in netto contrasto rispetto al passato.

Circa 400 persone riunite al Paganini hanno ascoltato la relazione del primo cittadino e dei suoi assessori, molte altre hanno seguito la diretta streaming dal sito del Comune di Parma e dal blog di Beppe Grillo. Due ore di esposizione che sul finale hanno scatenato una scia di polemiche tra alcuni presenti che chiedevano di poter parlare, ma che sono stati zittiti dalla platea.

Nel suo discorso Pizzarotti ha illustrato ai cittadini una situazione critica, dovuta soprattutto a errori nella gestione precedente della città. “Con oltre 800 milioni di debiti siamo costretti a fare scelte impopolari – ha spiegato – In passato sono stati fatti investimenti troppo grandi a fronte di fondi incerti. Hanno ipotecato il futuro della società spacciandolo come dinamismo della politica”. Il primo cittadino ha parlato di una “virata drastica”, ma anche di “impegno verso un sistema stabile e sicuro”, di una “politica di rigore” che non prevede grandi opere, ma il mantenimento dell’esistente e la valorizzazione del patrimonio cittadino, in cui Imu e Irpef al massimo serviranno per arginare i debiti pregressi.

“Una brutta verità è meglio di una bella bugia – ha aggiunto Pizzarotti – Ricorderemo questo momento come un momento brutto che però avrà dato frutti positivi a tutta la città”. Infine, il primo cittadino ha lanciato un appello a tutti i parmigiani: “Sarà davvero un punto a capo solo se tutti daranno il proprio contributo alla città: cittadini, imprenditori, associazioni, amministratori. Sono convinto che tutti i parmigiani sapranno lavorare per questo”.

A prendere la parola sono stati poi il vicesindaco Nicoletta Paci, l’assessore al Welfare Laura Rossi e il delegato al Bilancio Gino Capelli, che ha spiegato in termini numerici l’entità del debito del Comune di Parma, pari a 830 milioni di euro, di cui 563 milioni solo per le società partecipate.

Quando però è stato il momento di rispondere alle domande dei cittadini, in sala è scoppiato il putiferio. Pizzarotti e i suoi avevano organizzato il confronto con un sistema simile a quello utilizzato negli incontri di quartiere: i cittadini potevano scrivere le proprie domande su fogli consegnati direttamente ai membri della giunta, che avrebbero risposto in diretta o nei prossimi giorni, a seconda della tempistica, sul sito del Comune.

Un metodo contestato però da chi si aspettava un vero e proprio momento di confronto pubblico: “Le domande sono pilotate – ha tuonato Mario Brandini (Idv) – Dovevate chiedere chi ha voglia di intervenire, questo metodo è sbagliato”. A contestare duramente Pizzarotti è stata poi Cristina Quintavalla della commissione Audit sul debito pubblico, che da tempo incalza i Cinque stelle sui temi scottanti delle partecipate, chiedendo che il debito creato dalle amministrazioni precedenti non pesi sui cittadini: “Ho diritto di intervenire, dovete ascoltarci, non è questo il modo di confrontarsi”. Il primo cittadino ha invitato alla calma e al rispetto delle regole, ma la sala è esplosa contro i “dissidenti”, chiedendo di andare avanti con le domande, e alla fine lo strappo è stato definitivo quando Quintavalla ha lasciato la sala tra gli applausi e qualche fischio.

La mancanza di confronto e di partecipazione è stata denunciata anche dai membri dell’opposizione (tutti assenti in sala), che avevano puntato il dito sull’idea di un incontro pubblico sul bilancio prima del passaggio istituzionale in consiglio, e che però non hanno fatto mancare le polemiche sui social network a margine dell’evento. “I grillini si vantano della serata andata molto bene – scrive su Twitter Massimo Iotti (Pd) – Senza confronto, cercano solo voci a favore: penoso”. 

Critici anche i sindacati. A criticare Pizzarotti sono stati anche i sindacati, che hanno definito l’incontro “l’ennesima ridondante vetrina, dato che il bilancio è stato sottratto a qualsiasi vera forma di confronto con la città e con le parti sociali e le realtà associative del territorio”. Cgil, Cisl e Uil lamentano di non avere ricevuto alcuna documentazione in merito al bilancio, né di avere avuto l’occasione di discuterlo con gli amministratori. “La giunta presenta ma non discute – aggiungono i sindacati – In una situazione difficile come quella attuale, la strada dell’autoreferenzialità non sembra la più indicata”. Il dito è puntato anche sulle scelte dei tagli alla spesa sociale e agli investimenti, dell’aumento di rette e tariffe e della tassazione massima a livello locale. “Emerge ogni giorno di più la mancanza di un progetto complessivo per la città. Il rischio è quello di cinque anni di navigazione a vista, esattamente quello di cui la città e i cittadini non hanno bisogno. Doveroso chiedere al sindaco un po’ di umiltà vera e non più di facciata” continuano i sindacati, concludendo: “Apprezzabile preoccupazione quella di far quadrare i conti. Ma una città non può essere amministrata come fosse un condominio. E a furia di tagliare e ridurre i servizi alla persona, il rischio è quello di creare una ferita difficilmente rimarginabile in tempi e modi apprezzabili”.