In questi ultimi mesi la stampa è stata letteralmente invasa dal problema del destino delle intercettazioni (casuali e pienamente legittime) disposte dalla procura di Palermo ed in cui era incappato il Presidente Napolitano.
Quale sia stata la reazione della Presidenza della Repubblica per il tramite dell’Avvocatura di Stato è a tutti nota, così come la differenza di comportamento tenuta dal Quirinale rispetto ad altre intercettazioni in cui figurava sempre il capo dello Stato, che in passato sono state ascoltate, sbobinate e addirittura depositate da altre procure della Repubblica.

Nel caso di Palermo si trattava di attività di ascolto autorizzata legittimamente (e non suscettibile di interruzione, stante l’automaticità dei sistemi di intercettazione), il cui problema giuridico è stato sollevato sostanzialmente con riferimento alla utilizzabilità ed alle eventuali modalità di distruzione.

Ben più grave e del tutto diversa, ovviamente, è l’ipotesi delle intercettazioni abusive, che troppo spesso risultano essere state poste in danno di magistrati.
Di questi giorni è in particolare la notizia della presunta centrale di ascolto abusivo in danno dei magistrati palermitani.
Un fatto gravissimo che, purtroppo, non manca di precedenti, anche recenti ed addirittura posti in essere dai vertici dei servizi segreti.
In quel caso la politica non fece un grande sforzo di chiarezza ed, anzi, il generale Pollari, protagonista della vicenda, dopo essere stato coinvolto anche nell’oscuro caso del sequestro Abu Omar, fu promosso … magistrato del Consiglio di Stato.

Evidente la differenza di trattamento con il collega Ingroia che, invece, ha subito attacchi e critiche che nemmeno hanno sfiorato la nomina di Pollari.
C’è da chiedersi, a questo punto, se e come interverrà il Presidente della Repubblica – nella sua qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura – e la politica tutta (sempre pronta a gridare allo scandalo in caso di intercettazioni legittime quando riguardano i suoi protagonisti) in difesa del dott. Ingroia se si scoprisse che è vero quanto descritto nell’anonimo, cioè che egli sia stato oggetto di vera e propria attività di spionaggio (questo si) abusivo da parte (sembra) di chi teme l’accertamento della verità sulla stagione delle stragi.