Arriva la prima condanna per lo scandalo delle firme false per elezioni amministrative del 2010 in Lombardia. Il giudice per l’udienza preliminare di Milano Stefania Donadeo ha ratificato il patteggiamento a 18 mesi di Clotilde Strada, già assistente della consigliera regionale Nicole Minetti (estranea al procedimento, ndr), nell’ambito dell’inchiesta sulla falsità di 936 firme che sarebbero state poste a sostegno del listino di Formigoni e della lista del Pdl per le regionali del 2010. Oltre a decidere sul patteggiamento per la Strada, allora vice responsabile lombarda per la raccolta firme del Pdl, il giudice ha inoltre accolto altri due patteggiamento a 12 mesi e un quarto a 6 mesi. Stabilito inoltre il rito abbreviato condizionato per un quinto imputato che ne aveva fatto richiesta.

Lo stesso magistrato il 13 dicembre scorso aveva rinviato a giudizio il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà e altre quattro persone. Il processo per loro inizierà il prossimo 4 marzo davanti alla IV Corte della sezione penale. Nel fascicolo erano già indagati, a vario titolo, quindici rappresentanti del PdL, per lo più consiglieri provinciali e comunali, che avevano certificato l’autenticità delle firme consegnatigli da Clotide Strada. In questo stralcio era finito il nome di Podestà che secondo l’accusa che avrebbero quindi ordinato l’operazione di falsificazione delle firme. Non perché il partito non fosse in grado di raccogliere le firme, avendo un bacino di elettori amplissimo in Lombardia, ma solo per la necessità di aggiungere nello listino bloccato nomi dell’ultima ora.

L’ipotesi della Procura di Milano è che che siano state falsificate molte firme e precisamente 608 per le elezioni regionali, per cui era candidato alla poltrona di governatore Roberto Formigoni, e 308 per le provinciali, per cui era candidato proprio Podestà. Le firme erano necessarie per la presentare la lista regionale “Per la Lombardia ” e quella provinciale “Il popolo della Libertà – Berlusconi per Formigoni”. La maggior parte dei presunti sottoscrittori, che erano stati ascoltati dagli investigatori dell’Arma dei Carabinieri, non avevano riconosciuto le loro firme oppure hanno dichiarato di averle apposte, ma per altre liste elettorali.