Sono definitive le liste del Pd per le elezioni politiche del 24-25 febbraio. Il comitato elettorale del partito, riunito da questa mattina a Roma, ha approvato all’unanimità l’elenco di nomi, che poi hanno ricevuto in serata l’ok della direzione. In nome delle liste pulite è da registrare la rinuncia di Bruna Brembilla, ex consigliere provinciale milanese finita in un’inchiesta di ‘ndrangheta, poi archiviata. Ha rifiutato la candidatura anche Enzo Bianco, presidente dell’assemblea federale della Margherita travolta dallo scandalo Lusi, motivandola con la volontà di impegnarsi alle amministrative di primavera a Catania. Confermata invece la presenza in lista del potente dirigente ennese Vladimiro Crisafulli, al centro delle contestazioni dopo essere stato ripreso a colloquio con un boss di Cosa nostra

“Non abbiamo messo nessuno del governo nelle liste del Pd anche se qualcuno che ci piaceva c’è”, ha sottolineato il segretario Pier Luigi Bersani nella sua relazione. ”Più che i favoriti ci sentiamo vincenti”, ha aggiunto Bersani, che ha paragonato il Pd alla “lepre da inseguire” e ha precisato di non temere il pareggio. “Da stasera dobbiamo considerarci in campagna elettorale. Sfruttiamo al meglio il vantaggio del tempo nella formazione delle liste rispetto ai nostri competitori”. Il segretario ha riservato una stoccata a Mario Monti: ”Non capisco che cosa significhi quando dice che la sinistra frena. Quando ero ministro ho fatto più riforme di quelle viste in quest’ultimo anno”. 

”La presenza femminile nelle liste è intorno al 40 per cento. Una rivoluzione femminile da valorizzare e segnalare”, ha sottolineato Bersani. Su 38 capilista, 15 sono donne, ha specificato il vicepresidente Enrico Letta

DA GRASSO A MUCCHETTI, LA CARICA DEI CAPILISTA. Piero Grasso, numero uno uscente della Direzione nazionale antimafia, è capolista per il Senato nel Lazio. Il giornalista Corradino Mineo, direttore di Rainews24, è invece capolista in Sicilia. La sua candidatura ha suscitato le immediate critiche del Pdl, per il suo “outing” a sinistra. Gli altri capilista sono per il Piemonte Cesare Damiano e Mario Taricco alla Camera e Ignazio Marino in Senato. Alla Camera in Lombardia1 Pier Luigi Bersani, in Lombardia2 Carlo Dell’Aringa, in Lombardia 3 la senatrice Cinzia Fontana e al Senato Massimo Mucchetti

Per il Trentino, capolista alla Camera è Gianclaudio Bressa, al Senato Giorgio Tonini. In Friuli Venezia Giulia, Gianna Malisani alla Camera e Francesco Russo in Senato. In Veneto1 Pierpaolo Baretta alla Camera, in Veneto2 Davide Zoggia e Laura Puppato in Senato. In Liguria, Andrea Orlando alla Camera e Donatella Albano al Senato. In Emilia Romagna, Dario Franceschini alla Camera e Josefa Idem in Senato. In Toscana, alla Camera Maria Chiara Carrozza e in Senato Valeria Fedeli. Nelle Marche, Enrico Letta alla Camera e Camilla Fabbri al Senato. In Umbria, Marina Sereni alla Camera e Miguel Gotor in Senato. In Abruzzo Giovanni Legnini alla Camera e Stefania Pezzopane in Senato. Nel Lazio1 Bersani, Lazio2 Donatella Ferranti e in Senato Piero Grasso. In Molise, Danilo Leva alla Camera e Roberto Ruta in Senato.

In Basilicata al Senato capolista è Emma Fattorini. In Puglia, Franco Cassano per la Camera e Anna Finocchiaro per il Senato. In Campania1 Guglielmo Epifani, in Campania2 Enrico Letta per la Camera, in Senato Rosaria Capacchione. In Calabria, Rosy Bindi alla Camera e Marco Minniti in Senato. In Sardegna, alla Camera Emanuele Cani (in un primo tempo era stato diffuso il nome di Silvio Lai) e in Senato Alba Canu. In Sicilia1 Bersani, Sicilia2 Flavia Nardelli per la Camera e in Senato Corradino Mineo. 

IL CASO SARDEGNA. Ma dopo il caso Puglia, si apre il caso Sardegna, dove salta l’intesa tra il segretario del Pd sardo Silvio Lai e Bersani. La rottura è arrivata, secondo quanto si è appreso, dopo una riunione di oltre un’ora a Roma con la delegazione sarda della direzione nazionale formata da Antonello Cabras, Graziano Milia, Renato Soru, Francesco Sanna e Salvatore Ladu. Secondo lo schema ipotizzato, ma la situazione è ancora in evoluzione, alla Camera sarebbe capolista il segretario del Sulcis, Emanuele Cani, in quota nazionale, mentre al Senato il segretario regionale, Silvio Lai, che però potrebbe non essere più disponibile dopo il disaccordo con Roma. In questo modo a rischio per la Camera ci sarebbe il renziano Gavino Manca (che risulterebbe nono in lista) mentre per il Senato l’uscente Paolo Fadda (forse quinto in lista). Nel frattempo la base del Pd sardo, non solo quella del Sulcis, è pronta alla mobilitazione e a non partecipare ad una campagna elettorale che non sia rispettosa dell’esito delle primarie. In serata l’ufficio stampa del Pd ha corretto il primo elenco, chiarendo che il capolista alla Camera è Emanuele Cani. 

NO AL RENZIANO REGGI: “QUANCUNO MI SPIEGHERA'”. Resterebbe invece fuori, a quanto si apprende, Roberto Reggi, il coordinatore della campagna elettorale di Matteo Renzi alle primarie. “Sapevo che c’era ostilità sul mio nome e quindi un po’ me lo aspettavo”, è il commento di Reggi.  “Che dire? Continuo a fare il mio mestiere di ingegnere e resto a disposizione del Pd ma -aggiunge all’Adnkronos – spero che prima o poi qualcuno mi spiegherà…”. 

Tra gli altri candidati, Paola Concia, portabandiera del movimento Lgbtq nel Pd, annuncia su Twitter che ci sarà: “Sono candidata in Abruzzo n.3 al Senato. Sono felice di tornare nella mia terra. Grazie a chi mi ha sostenuta”. Al numero due ci sarà l’ex Dc di lungo corso Franco Marini. dal veneto filtra invece la soddisfazione per una lista “espressione del territorio”: al Senato, con la capolista Laura Puppato (già candidata alle primarie del centrosinistra), sono stati inseriti nei primi posti il vicesegretario della Cisl Giorgio Santini, l’ex magistrato e parlamentare uscente Felice Casson, il segretario veneto Rosanna Filippin, e il sindaco ‘renziano’ di Este (Padova), Giancarlo Piva.

Diversi big hanno trovato posto invece nel “listino” della Camera in Emilia Romagna: il politologo Carlo Galli, Lapo Pistelli, Federica Mogherini e Michele Anzaldi. Manuela Ghizzoni, deputata uscente di Carpi, sconfitta alle primarie, è stata inserita invece al 27/o posto, ritenuto utile per l’elezione in caso di un ottimo successo elettorale. Nella lista del Senato, invece, è stato inserito il nome di Maurizio Migliavacca (piacentino, coordinatore della segreteria di Bersani).

L’ESCLUSO CECCANTI: “PAGO LA LINEA PRO MONTI”. Non nasconde la sua amarezza, invece, il senatore Stefano Ceccanti: ”E’ definitivo. Non sono candidato. Dopo appena una legislatura”. E nonostante il “quinto posto per produttività complessiva di tutti i senatori, secondo del gruppo Pd. Non sono serviti il 95 per cento di presenze alle votazioni, i 719 interventi in Aula e Commissione, l’essere stato primo firmatario di 33 progetti di legge soprattutto in materia elettorale e istituzionale, relatore delle leggi sul dimezzamento dei rimborsi elettorali e sull’anti-corruzione, sulle nuove Intese con le confessioni religiose di minoranza”. La rottura allora, continua Ceccanti, è dovuta “alla costante sottolineatura del dovere di continuità, pur nel mutato contesto politico, con l’agenda Monti”. Fuori anche un altro senatore uscente, l’ambientalista Roberto Della Seta.

Non figurano tra i candidati neppure diversi membri dello staff di Bersani. Non c’è Stefano Di Traglia, portavoce, né la direttrice di Youdem, Chiara Geloni. Tra le sorprese c’è Sergio Zavoli, candidato in Campania al Senato dietro la capolista Rosaria Capacchione. Sorpresa anche su Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente che veniva dato per capolista in Umbria ed invece è 13esimo alla Camera in Lombardia 2. Per quanto riguarda il Senato, è stato ‘recuperatò Vannino Chiti in Piemonte al terzo posto, poi c’è Giorgio Gori al 23esimo in Lombardia. Nel Lazio dopo il capolista al Senato Grasso figurano tra gli altri Luigi Zanda e il tesoriere Ugo Sposetti. Solo 18esimo Vincenzo Vita. In Campania, al Senato c’è Vicenzo De Luca all’ottavo posto in lista.

Per quanto riguarda la Camera è ottavo a Piemonte 1 l’uscente Antonio Boccuzzi, ex-operaio Thyssen. Secondo in Piemonte 2 il leader della Acli Luigi Bobba. In Lombardia 1 dietro a Bersani ci sono Giampaolo Galli, Barbara Pollastrini e poi sesto Pippo Civati, ottavo Emanuele Fiano, decimo Franco Monaco. In Lombardia 3 al quarto posto Matteo Colaninno, sesta Rosa Calipari. In Emilia Romagna è quinto il renziano Matteo Richetti, undicesimo Lapo Pistelli, al numero 20 Sandra Zampa (vicinissima a Romano Prodi), al 23 Paolo Bolognesi (presidente dell’associazione familiari vittime della strage di Bologna, e attaccato dai 5 stelle per il doppio ruolo) e al 25 posto Michele Anzaldi, ex-portavoce di Francesco Rutelli. Nella circoscrizione Lazio 1, dietro Pier Luigi Bersani, ci sono Enrico Gasbarra, Stefano Fassina, Paolo Gentiloni, Matteo Orfini, Marianna Madia, Gianni Cuperlo, Roberto Giacchetti. In Lazio 2 secondo è Beppe Fioroni e sesto Piero Martino, deputato uscente ed ex-portavoce di Dario Franceschini. In Campania 2 è decima Pina Picierno. In Puglia Francesco Boccia è settimo, tredicesimo Ivan Scalfarotto.

E CON IL PSI ARRIVA BOBO CRAXI. E’ invece escluso il deputato Psi Carlo Vizzini, che però afferma: “Sinceramente non capisco da cosa sarei stato escluso, dal momento che non ho mai posto il tema di una mia candidatura in Sicilia. E’ vero, invece, che il mio partito, il Psi, sta trattando con il Pd un accordo globale non ancora arrivato a conclusione”. A questo proposito, la direzione del Pd voterà il mandato a Bersani di definire l’accordo con gli alleati, compreso il Psi di Riccardo Nencini. Il Psi avrà 10 posti alla Camera nelle liste del Pd e candiderà di sicuro due donne e due esterni, il tutto in regioni ‘fortì per i socialisti come Puglia, Emilia, Calabria, Toscana, Campania. I candidati socialisti sicuri sono il segretario Nencini (che sarà capolista, ma ancora non ha sciolto la riserva su dove correrà), Marco Di Lello, Pia Locatelli e Bobo Craxi. Per gli esterni, un nome arriverà dal mondo sindacale e dovrebbe essere Pietro Larizza, storico segretario della Uil. Al Senato ci sarà la lista del Psi ma non in tutte le regioni, solo in quelle dove sarà funzionale per l’intesa con il Pd come, ad esempio, in Campania e Calabria.

La Direzione del Pd si è aperta con un ricordo di Luigi Spaventa e della senatrice Franca Donaggio.