Oltre cinquanta indagati rischiano di essere candidati alle prossime elezioni politiche. A parlare dopo giorni di silenzio è il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri, a Reggio Emilia per celebrare il 216esimo anniversario del Tricolore italiano. E se già c’è chi punta il dito contro il decreto liste pulite, la rappresentante del governo declina ogni responsabilità. “Non siamo di fronte al fallimento delle liste pulite perché la norma dell’incandidabilità si basa su di un principio fondante della costituzione che dice che le sentenze passate in giudicato vanno rispettate fino in fondo. Spetta poi ai partiti intervenire per quanto riguarda il resto. Io non do consigli agli altri, semplicemente dico che il nostro passo non è stato un fallimento e abbiamo fatto quello che dovevamo fare”. Parole veloci e concise che rispecchiano serenità rispetto ad un decreto tanto desiderato ma che ora potrebbe risultare troppo debole di fronte alla volontà dei singoli schieramenti politici di schierare candidati che hanno indagini in corso.

Anna Maria Cancellieri, nel giorno del tricolore ci tiene a difendere le istituzioni e la forza di un paese che cerca di reagire tra crisi economica ed elezioni imminenti. “Oggi è una bellissima giornata, festeggiare il tricolore vuol dire festeggiare l’Italia, – continua il ministro Cancellieri, – le nostre radici e i nostri valori. Reggio Emilia ha avuto la capacità di tenere viva questa tradizione. Il tricolore unisce sempre e rappresenta la parte migliore del nostro paese”.

Il pensiero va alla difficile campagna elettorale dei prossimi giorni: “Sono fiduciosa delle risorse che il nostro paese sa mettere in campo nei momenti difficili. Fra poche settimane saremo chiamati a scegliere il nuovo parlamento, è un momento delicato e ciascun cittadino quando vota si deve ricordare che sta contribuendo allo sviluppo e alla crescita del paese. La più importante tra tutte le battaglie, è sempre quella per la democrazia”. 

Era il 7 gennaio del 1797 e i rappresentanti delle città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara si riunirono in Congresso per proclamare il tricolore come vessillo ufficiale della Repubblica Cispadana. Bianco, rosso e verde i colori scelti e votati nella storica Sala del Tricolore per quel simbolo che avrebbe dovuto rappresentare il nuovo stato nato sotto la protezione dei militari francesi. Pochi anni prima di quel 17 marzo 1861 quando l’unità d’Italia cominciava a prendere forma, sulla carta prima ancora che nella vita e nella storia quotidiana dei suoi cittadini. E il 7 gennaio di ogni anno il rito è rispettato: una costituzione in regalo agli studenti, il rintocco delle campane e un susseguirsi di istituzioni ed alti nomi per ricordare l’anniversario del tricolore italiano. L’occasione è delle più istituzionali e se solitamente è la più alta carica dello stato a rendere omaggio nella città emiliana, in periodo elettorale ogni mossa è delicata. Anna Maria Cancellieri fa da madrina della giornata e ricorda l’importanza di un segnale storico, prima ancora che civico. Presenti anche il presidente del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna Matteo Richetti,; la vice presidente della giunta regionale Simonetta Saliera e il prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro. 

“Vogliamo avere la bandiera in agenda”, – dice il sindaco locale Graziano Delrio, accogliendo il ministro dell’interno nella Sala Tricolore, “qui i nostri antenati scelsero il vessillo che avrebbe rappresentato tutta l’Italia. La bandiera è il simbolo di un impegno vivo”. E continua il sindaco citando il partigiano Giacomo Ulivi che diceva: “non dite di essere scoraggiati e di non volerne più sapere, pensate a tutto quello che è successo perché non ne volevate sapere nulla”. E commenta così il sindaco: “Volerne sapere del proprio paese, questa festa è un simbolo specialissimo di quel messaggio”.

Al coro di ringraziamenti si era unito poco prima anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, scrivendo: “Il Tricolore, scelto dai costituenti come vessillo della Repubblica, costituisce da allora il simbolo non solo dell’unità della nazione italiana ma anche del patrimonio di valori e principi comuni di libertà, democrazia, giustizia sociale e solidarietà che costituiscono le fondamenta dell’ordinamento repubblicano”. Valori fondanti di uno stato la cui unità spesso nella storia è stata messa in discussione: “Questi valori rappresentano ancora oggi la principale risorsa ideale e morale cui attingere per affrontare le difficoltà della fase attuale di crisi economica e sociale e per superare annosi ritardi dinanzi alle sfide della globalizzazione”.