Il recente ingresso del Premier Mario Monti ed il preannunciato debutto del Ministro Corrado Passera su Twitter, previsto per oggi, suscitano alcune riflessioni su come la gran parte dei politici italiani considerino il web alla stregua di uno strumento tattico e non strategico.

L’impressione che personalmente continuo ad avere da vari mesi è che i politici non abbiano ancora compreso il potenziale della Rete in termini di ecosistema di comunicazione e relazione che comprende numerosi strumenti, veicoli e canali da integrare in funzione dei precisi obiettivi che ad essi debbono essere assegnati.

Prendiamo l’esempio di Twitter: negli Usa è senz’altro una piattaforma utilizzata da una massa critica di persone molto rilevante dal punto di vista dello spostamento dell’opinione pubblica e quindi dell’elettorato; in Italia Twitter è utilizzato da circa 3,5 milioni di persone (circa il 6% della popolazione italiana) che certamente non rappresentano la società civile bensì una netta minoranza del corpo elettorale. Tanto più che Twitter è una piattaforma molto parcellizzata e parcellizzabile in funzione dei propri interessi personali e professionali. Considerando che l’account del Senatore Monti ha poco meno di 150.000 followers, ovvero utenti che in teoria dovrebbero leggere i suoi post, facilmente possiamo capire come questa modalità di utilizzare la rete non possa che risultare totalmente ridimensionata nonostante l’enfasi che molte testate giornalistiche ne hanno dato, ma soprattutto rispetto ad un utilizzo consapevole e realmente efficace del suo potenziale se non integrata ad altre piattaforme di comunicazione e “social”.

Giusto per fare un paragone, Twitter negli Stati Uniti ha poco meno di 150 milioni di utenti (circa la metà della popolazione Usa) e l’account del Presidente Barack Obama, ha più di 25 milioni di followers.

Ma la differenza eclatante che si può evincere in termini di utilizzo strategico della rete in termini di ecosistema di comunicazione, informazione e relazione tra Barack Obama e la gran parte dei politici italiani ed internazionali, la si percepisce andando a vedere il suo sito. Ed è così evidente che non e’ necessario essere dei professionisti della comunicazione digitale interattiva per valutarne immediatamente ed intuitivamente l’approccio strategico e progettuale.

La Rete è un formidabile strumento di relazione fra persone. Fa specie vedere come, ancora oggi, i politici non ne abbiano ancora compreso la portata, facciano scelte tattiche e parziali, non dedichino adeguati investimenti in termini di risorse economiche ma soprattutto di competenze per avvicinarsi davvero agli elettori, aprire un dialogo ed un confronto con tutta la società civile online.

Eppure in Italia esistono molti esperti, professionisti con grandi capacità di consulenza in grado di supportare i politici nella gestione di questi nuovi strumenti di relazione, che potrebbero concretamente aiutarli in queste settimane di campagna elettorale e fare la differenza in termini di spostamento di quote. Possibile che nessuno abbia fatto capire loro l’importanza di governare appieno e di orchestrare tutte queste nuove leve di marketing elettorale?