Continuano in Venezuela le ricerche per ritrovare l’aereo scomparso venerdì con sei persone a bordo, fra cui Vittorio Missoni, la moglie e due amici. Secondo quanto riportato dall’edizione online del quotidiano locale El Tiempo, le autorità presumono che l’aereo sia precipitato in mare e che le correnti possano averlo trascinato verso ovest. Per questo il raggio d’azione delle ricerche – effettuate con elicotteri, aerei e lance della marina – è stato esteso a 150 chilometri dalla rotta dell’aereo, verso Boca de Aroa e San Juan de los Cayos.

Le operazioni sono rese difficoltose dalle condizioni metereologiche dell’area: “C’è il mare grosso – dichiarano fonti del centro di coordinamento delle ricerche -. Abbiamo nella zona due navi della marina e un aereo che vola a bassa quota, mentre gli elicotteri operativi nella zona sono rientrati”. Sempre secondo quanto riportato dal coordinamento, nelle ricerche sarebbero impegnate un’ottantina di persone con diversi mezzi.

Sulla vicenda sta indagando Josè Gregorio Morales, procuratore di Caracas con “con competenza nell’area dell’aviazione”. Secondo i media di Caracas, Morales si sarebbe già recato, insieme ad altri tecnici dell’aviazione, a Gran Roque, la principale isola dell’arcipelago da dove venerdì è decollato l’aereo poi scomparso. Secondo fonti dell’inchiesta, l’aereo aveva carburante sufficiente per coprire circa 3 ore di volo. Il velivolo era diretto a Caracas: un tragitto percorribile, in media, in 45 minuti. Non è chiaro, invece, se a bordo dell’aereo fosse presente un sistema Gps, come previsto dalle leggi venezuelane, né se, in tal caso, sia stato attivata dai piloti.