Negare l’autorizzazione alle riprese di una fiction tv perché quell’opera “enfatizza le cose negative” di un luogo è stupido. Assomiglia a quel che quasi 30 anni fa accadeva in Italia quando andava in onda la prima serie della “Piovra”.

Quel che succede oggi con il no della municipalità di Scampia alle autorizzazione alle riprese della serie “Gomorra” servirà solo a fare buona pubblicità alla serie tv e assomiglia a quel che nel 1984 accadde quando la Piovra (prima gloriosa e benemerita trasmissione di approfondimento sulla Cosa nostra) fu criticata da tutti i censori andreottiani. E tutte le persone oneste di questo paese capirono che la “mafia esiste” ed è un problema di tutti gli italiani.

Non basta ora – come fa il presidente della municipalità di Scampia, Angelo Pisani – aggiungere che il problema della camorra “ovviamente c’è”. L’ammissione non rende il ragionamento tragicomicamente diverso da quel che 30 anni fa dissero i censori di fede andreottiani che criticavano per negare la mafia.

Ora negare il diritto di un regista e di una comunità di artisti di raccontare per fiction i problemi di una comunità come quella di Scampia, che è come il Cep o lo Zen a Palermo o Librino e Monte Po a Catania, significa voler cancellare l’evidenza. Significa fare torto a quel che gli stessi abitanti di Scampia, Zen o Monte Po sanno e subiscono ogni giorno.
Raccontare e descrivere che la camorra esiste vuol dire aiutare Napoli, non significa diffamarla.

La camorra esiste e comanda a Scampia, nonostante le tante persone oneste che vivono e operano (come missionari nell’Africa assetata) in quel quartiere di Napoli. Raccontare per fiction la violenza e la negazione di diritti elementari negati in quei luoghi del sud, è un dovere ed è un dovere degli amministratori locali (sindaco di Napoli compreso che invece si schiera con la Municipalità censoria) dare tutte le autorizzazioni del genere, dare i via libera al massimo di informazioni possibili.

Raccontare, raccontare, raccontare. Di questo ha ancora diritto Napoli e tutto il sud d’Italia. Se no avrà ragione Jonnhy Stecchino. Quali sono i problemi di Palermo e della Sicilia? Il traffico, la siccità e il vulcano. Forse di questo, signor Pagani, signor sindaco di Napoli, dovrebbero parlare le fiction addomesticate su Napoli? No, perché non è ancora il tempo, perché la camorra esiste e occupa la vita di Scampia.