NYCRaccontare la storia di una città, attraverso gli aneddoti celati fra le copertine e i libretti dei vinili, o raccolti fra i gestori,  i clienti e i frequentatori dei locali della città di New York.
È questo lo scopo delle Guide Rock, edite da Arcana (pagg. 160, euro 12.00) scritte da Francesca Fabi, giornalista musicale e scrittrice, nonché storica (insegna Storia nella sede italiana di un’università americana) per cui la ricerca e il voler andare oltre i fatti sono il pane quotidiano –  fedele all’aforisma di Karl Kraus, che diceva che “uno storico non è che un giornalista che si guarda all’ indietro”.

Per adesso ha dato alla luce le guide di Londra, Berlino; in ultimo questa su New York, un lavoro tutt’altro che facile, perché ripercorrerne le tracce del passato, è cosa ardua, considerando che ‘la città degli angeli’ è un continuo work in progress, “sempre lì a smantellare, ricostruire, a tenere alte le aspettative del mondo che guarda” a questa metropoli come “punto di riferimento e osservatorio sul futuro”. 
Basta la lettura per respirarne l’aria, carpirne l’atmosfera. E se allo stesso tempo vi fate accompagnare da una colonna sonora che va dal folk di Bob Dylan al glam dei New York Dolls, dai Velvet Underground a Blondie fino ai Ramones, allora sembrerà davvero di calarvici con tutti gli anfibi.

Dopo aver visitato in lungo e in largo NYC, Francesca Fabi ha raccolto le informazioni in questa guida di stampo rock, sviscerando i luoghi dove le più grandi rockstar hanno vissuto, avuto le loro ispirazioni, ma anche il loro decadimento, fino ad approdare al presente per orientarsi in quello che la città è divenuta oggi.
L’idea di scrivere queste guide, dichiara l’autrice, nasce da due elementi: l’amore per i viaggi e, soprattutto, la passione smisurata per la musica rock, di cui è fruitrice compulsiva, per cui come tutti i fan del rock, anche lei ha un lato maniacale, che la porta a voler scoprire e sapere tutto su quella band o sul quel luogo. Vi sono poi i consigli per muoversi al meglio (la guida è dotata anche di cartina della metropolitana) e sono indicate le cose da fare e da vedere, le dritte per lo shopping, anche alternativo, per divertirsi, mangiare e infine dormire.

Francesca, cosa significa per te “viaggiare”?
Prima concepivo il viaggio come una “fuga”, oggi invece per me vuol dire, innanzitutto, imparare a conoscere un poco di più se stessi, mollare i pregiudizi, farsi guidare dalla curiosità e provare a uscire dai percorsi battuti. Ma, al di là della valenza filosofica, viaggiare significa anche molto più semplicemente divertirsi, gratificarsi, staccare la spina.

In che periodo l’hai scritta?
Una città del genere non si visita una sola volta, va vista e goduta in ogni stagione, perché in ogni stagione mostra aspetti differenti e perché troppe sono le cose da vedere. Io preferisco New York in autunno o in inverno, quando il clima invoglia a chiudersi in un museo o in qualche locale con buona musica dal vivo.

Come descriveresti esteticamente New York?
Come un luogo miracoloso e sorprendente, se pensiamo che è una città nata dal nulla, edificata sullo spazio angusto di un’isola, su un territorio che è stato bonificato, livellato e dove nel sottosuolo scorrono ancora gli stessi ruscelli a cui attingevano i nativi americani.

Potresti consigliare un tour ideale giornaliero a NYC?
In un giorno si può fare poco, perché New York è estesa come noi nemmeno immaginiamo. Consiglierei di scegliersi una zona e girarla un poco a piedi, cercando di fare vita di quartiere, andando a caccia di negozietti insoliti, entrando in un ristorante o in un caffè non perché lo si è cercato sul motore di ricerca, ma perché ci ispira. Anche se è ormai “borghesizzato”, il Lower East Side rimane storicamente interessante, mentre la sera Williamsburg è una delle aree più frizzanti.

Il locale in cui ritieni si debba andare a tutti i costi…
Arlene’s Grocery e Duff’s Brooklyn.

Che aria hai respirato? C’è qualche band che ti è capitato di scoprire durante il tuo viaggio?
A New York sembra sempre di essere sul punto di scoprire qualcosa. È simile a una fabbrica, dove tutto si sperimenta e tutto è concesso. La vita culturale è all’avanguardia, non mancano spazi o iniziative e i locali sono innumerevoli e cambiano pelle di continuo. Musicalmente la scena ribolle e ho visto diversi gruppi indie interessanti come i Ludlow Thieves. Mentre Londra concilia da sempre innovazione e tradizione, New York non è nostalgica, ma si fa dominare volentieri dal futuro. È una giovane donna dalla bellezza volitiva e contemporanea che non si guarda mai indietro. In altre parole, è da visitare almeno una volta nella vita.