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Ferrara, apre la fabbrica gioiello di Louis Vuitton. Assunti 220 operai

Nella regione dove ancora brucia la delocalizzazione in Serbia della Omsa, il più grande gruppo industriale al mondo di beni di lusso ha deciso di aprire un nuovo stabilimento. Parte dei nuovi dipendenti proviene da una scuola artigiana d'alta specializzazione gestita da enti locali emiliano romagnoli

Ferrara, apre la fabbrica gioiello di Louis Vuitton. Assunti 220 operai

Chi l’ha detto che le grandi multinazionali non investono più in Italia? Il Wall Street Journal ad esempio, che tempo fa ha spiegato come dal 2007 ad oggi nel sud Europa, Italia compresa, gli investimenti esteri siano drasticamente calati. Per fortuna una buona notizia arriva dall’Emilia Romagna, Ferrara per la precisione. A pochi km dal centro città Louis Vuitton, il più grande gruppo industriale al mondo di beni di lusso, ha deciso di aprire uno stabilimento che entro un anno darà lavoro a 216 persone. Non male considerando la crisi economica e gli effetti negativi del terremoto dell’anno scorso sull’economia della zona. Tanto più se si pensa che la chiusura della Omsa di Faenza, con tanto di delocalizzazione finale in Serbia, brucia ancora, e per giunta a poche decine di chilometri da Ferrara.

Entro febbraio, assicurano i francesi di Louis Vuitton (Lvmh), partiranno i lavori di costruzione di una fabbrica che una volta ultimata avrà davvero poco dei grigi stabilimenti a cui siamo abituati: una struttura di legno e vetro con una copertura a tappeto erboso, oltre a pannelli solari. Lvmh, che a Ferrara porterà il suo marchio di superlusso Berluti, conta di terminare i lavori entro il 2013. Da mesi è già partita la formazione dei primi operai specializzati, una formazione affidata ad una scuola aziendale co-gestita assieme agli enti locali, Regione in testa. “Inutile dire che siamo orgogliosi – spiega l’assessore regionale alla formazione Fabrizio Bianchi – Lvmh ci ha contattati chiedendoci due cose: la possibilità di costruire in una zona artigianale e non industriale, e la garanzia di una formazione d’eccellenza”.

Da qui l’idea della scuola, che è andata a pescare i vecchi artigiani di un’azienda fallita tempo fa, la Zenith. Oggi alcuni di quei signori ormai in pensione, abituati a lavorare la pelle a mano, si occupano di formare i nuovi assunti in una scuola che lavora su due turni, per un totale di 50 allievi alla volta. Assieme ai pensionati a insegnare ci saranno anche i 30 dipendenti di Società Manifattura Ferrarese, piccolissimo stabilimento locale già di proprietà Berluti. “Parliamo di scarpe che saranno vendute a 2mila euro al paio, o addirittura fatte su misura. L’arrivo di Berluti e di conseguenza di Lvmh permetterà ai nostri artigiani specializzati di fare quello che da soli non avrebbero mai potuto fare: conservare la qualità della produzione e vendere in tutto il mondo grazie a una rete commerciale che arriva fino in Asia”.

Un’operazione che alla Regione non è costata nulla -“abbiamo usato i soldi del Fondo sociale europeo”- e così pure al Comune. “Ci siamo occupati di trovare e mettere a disposizione il terreno, e poi di fare da ponte tra i proprietari e l’azienda”, spiega il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani. In tutto sono passati 8 mesi dai primi abboccamenti con il gruppo francese alle firme finali di pochi giorni fa. “L’iter è stato molto breve – conferma Emiliano Bianchi della Cgil – Tutti gli operai saranno assunti a tempo indeterminato dopo un iniziale periodo di formazione”. Quanto guadagneranno? “Da mille a milleduecento euro al mese. Non molto, ma il senso dell’operazione è  quello di creare nuovo lavoro”.

In prospettiva quello di Ferrara potrebbe diventare un modello. “Per la Regione sicuramente, ma noi speriamo anche per tutto il paese”, spiega l’assessore regionale Bianchi. “La scuola di formazione è la vera calamita che ha convinto Lvmh, non il basso costo del lavoro o i contratti precari. Dopo aver visto l’esempio di Berluti altre aziende ci hanno contattato e si sono dette interessate al modello, ad esempio Dior”.


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