Quanto vale la Lista Monti, formata da esponenti della società civile e senza politici, della quale oggi è stato presentato il simbolo? Non tanto quanto le attese potevano suggerire. Secondo un sondaggio di Tecnè per SkyTg24, infatti, alla Camera – se si votasse oggi – il movimento che si è formato intorno al presidente del Consiglio raggiungerebbe il 6,7 per cento dei consensi. Sarebbe il primo risultato della coalizione di centro visto che l’Udc non supererebbe il 4,5% e Futuro e Libertà non andrebbe oltre l’1,2 (peraltro non superando la soglia del 4 che permette l’ingresso a Montecitorio). In tutto, insomma, Monti raccoglierebbe il 12,4 per cento dei voti, addirittura in discesa rispetto al 27 dicembre nonostante “l’effetto novità” e diversi passaggi in tv che hanno provocato anche polemiche in Rai. 

Se Monti cala, così non accade per gli altri contendenti. Il candidato del centrosinistra Pierluigi Bersani può contare sul 40,2 per cento dei voti scorporati tra i vari partiti che lo appoggiano (Sinistra e Libertà che arriva al 4,2, Psi, Centro Democratico di Tabacci e Donadi e altri all’1,6). Il suo, il Partito Democratico, è la prima forza politica in assoluto perché arriverebbe al 34,6 per cento.  Chiunque sia il candidato a Palazzo Chigi (perché, a detta dello stesso Berlusconi, questo non è ancora chiaro) il centrodestra raggiungerebbe il 25,5% dei voti, ammesso che insieme al Pdl (19,2% delle preferenze secondo Tecnè) si uniscano anche Lega Nord (4) e la Destra di Francesco Storace (1,5). Altri del centrodestra vengono dati allo 0,6 per cento quindi ci sarebbe davvero poca fortuna per esempio per i Fratelli d’Italia fondati da Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e Guido Crosetto (lontanissimi dalla soglia per entrare alla Camera).

Stabile il Movimento Cinque Stelle che si attesta al 16,6 per cento, mentre calano i consensi per la Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia che raccoglie tra gli altri anche Rifondazione, Pdci e Italia dei Valori e che oggi si fermerebbe al 3,8 per cento dei voti e quindi ad oggi resterebbe fuori dal Parlamento. Secondo Tecnè la quota di incerti e di astenuti si attesta al 46%.