Mi piacerebbe se la lista di Ingroia fosse della società civile, e non un’altra “sinistra arcobaleno”. Mi piacerebbe se Di Pietro, Diliberto e gli altri capi-partito (che non aggiungono niente e gravano un bel po’) facessero l’auspicato “passo indietro”. Noi qui in montagna abbiamo appena ciclostilato il bollettino dei partigiani, col nostro programma per la ricostruzione (senza Di Pietro).

Mafia
E’ il principale problema d’Italia, quello che ci impoverisce di più. Non è una patologia criminale ma il principale potere economico del paese, che ormai fa da modello anche a molta economia legale. “Tratta” con tutti, e sempre ottiene qualcosa. Ma ha un punto debole: è molto vulnerabile alla mobilitazione popolare. Negli anni Novanta è andata molto vicina ad essere sconfitta, e s’è salvata solo grazie alla “timidezza” dello Stato. Adesso bisogna:

– Confiscare tutti i beni mafiosi o frutto di malversazione, di corruzione o di grande evasione fiscale;

– Assegnarli alle cooperative di giovani lavoratori, e sostenerle adeguatamente; anagrafe dei beni confiscati; sgravi fiscali ai commercianti che se ne fanno clienti;

– Vigilare (comuni, regioni, assemblee cittadine) sull’applicazione, cacciando i funzionari incapaci;

– Punire seriamente gli scambi politico-mafiosi (riforma 416ter).

La mafia, se ci decidiamo davvero, può essere non solo sconfitta, ma eliminata del tutto. A condizione di cominciare dai sedicenti “non-mafiosi” (nelle imprese, nella politica, nello Stato) senza il cui aiuto e complicità non potrebbe sopravvivere un solo giorno.

Operai
Era una parola nobile, adesso è schiavitù. La crisi economica non pesa perché gli operai “pretendono”, ma perché troppi imprenditori non sanno fare il loro mestiere (vedi Fiat) o portano tutto all’estero, alla faccia della (nostra) economia. Bisogna:

– Applicare l’art.41 della Costituzione (programmi e controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali);

– Applicare l’art.42 della Costituzione (esproprio per motivi d’interesse generale) per sanzionare le delocalizzazioni, l’abuso di precariato e il mancato rispetto degli accordi di lavoro;

– Separazione fra capitale finanziario e industriale; tetto alle partecipazioni finanziarie nell’editoria; Tobin tax;

– Regolarizzare i rapporti di lavoro di fatto;

– Gestione pubblica dei servizi pubblici essenziali (scuola, università, difesa, acqua, energia, infrastrutture tecnologiche, credito internazionale); ristrutturazione della Rai su base pubblica; limite regionale per l’emittenza privata;

– Progetto nazionale di messa in sicurezza del territorio, sul modello Tva, come volano economico soprattutto al Sud; divieto di ulteriori cementificazioni;

– Responsabilità personale degli amministratori per il mancato uso di fondi assegnati;

– Controllo del territorio nelle province ad alta intensità mafiosa.

Europa
L’Italia ormai è troppo piccola per risolvere da sola i suoi problemi: Cina, India, Giappone, Russia, l’America che raddoppia…Va bene, ma non abbiamo l’Europa per questo?

Eh no che non ce l’abbiamo. L’Europa, fatta così, non ci appartiene: al massimo siamo utenti, non cittadini. Ma se provassimo a rifarla in un altro modo? Con più, come dicono i greci, più “dimokratìa”? E quindi con meno banchieri, per logica conseguenza.

L’occasione ci sarebbe: nel 2013 in tre dei principali paesi europei (Francia, Germania, e noi) avremo con ogni probabilità tre governi di centrosinistra.

Saranno tre altri governi delle banche? O possiamo provare a chiedergli qualcosa di meglio, a gran voce e tutti insieme?

(1914-2014: fra poco è un secolo che l’Europa non c’è più)