A un anno e mezzo dall’uscita di Andrea Muccioli da San Patrignano è tutto più chiaro. Lui e la sua famiglia non l’avevano mai ammesso pubblicamente, ma alla fine è arrivato lo sfogo. Il figlio del fondatore Vincenzo lo ha consegnato a un lungo post su Facebook, nel quale racconta che fu cacciato dai Moratti, Gianmarco e Letizia, che lo minacciarono di interrompere i finanziamenti alla comunità, se lui non avesse mollato le redini della struttura. I coniugi milanesi nel post di Andrea vengono stigmatizzati come i “ricconi” che lo hanno messo alla porta.

È una rabbia, trattenuta a stento per un lungo periodo, quella che ha portato il maggiore dei figli di Vincenzo Muccioli a confessare una realtà celata per non alimentare polemiche sulla struttura di recupero. Ma la misura è parsa colma e allora Andrea ha scritto ciò che covava da tempo, dicendo di essersi “sacrificato per dare un’altra possibilità alla comunità”. L’accusa rivolta a coloro che ormai gestiscono SanPa è forte e diretta: hanno cercato “di uccidermi psicologicamente e ancora oggi, facendosi scudo con i ragazzi accolti e con i loro bisogni ricattano chiunque tenti di avvicinarsi o di avere un rapporto con me”.

È in una lettera indirizzata a un ex ospite della comunità, pubblicata lunedì 31 dicembre sul suo profilo Fb, che Andrea delinea uno scenario da congiura, ordita attraverso complotti e trame oscure ai suoi danni dai coniugi Moratti e da quanti all’interno della comunità si erano mostrati vicini e solidali con lui, salvo poi voltargli le spalle nel momento in cui si era consumata la rottura coi principali sponsor della comunità sulle colline di Coriano. “Sapevo che sarei stato esposto all’ingratitudine, ai tradimenti dei falsi fratelli, all’ipocrisia dei finti amici –scrive Andrea Muccioli. Ero pronto a essere usato e anche non capito, nei miei slanci e nel mio aiutare, tutto per i ragazzi e le famiglie che avevo scelto di aiutare. Eppure mi ha sorpreso l’ondata di fango”. Il riferimento è soprattutto allo scandalo mediatico che ebbe la notizia della presenza di una villa milionaria all’interno della tenuta di SanPa. Una residenza sulla quale Carlo Bozzo, ex capo ufficio stampa della comunità, disse al fattoquotidiano.it nell’agosto 2011, che “era in possesso di Andrea”. A sua discolpa l’interessato scrive sul social network che la villa sarebbe stata progettata fino all’ultimo con chi poi lo ha accusato e fatto fuori. E ancora il riferimento è all’ex sindaco di Milano e a suo marito.

Sulla questione della villa era intervenuta, ad agosto 2012, anche Cristina Fontemaggi, moglie di Andrea, la quale in un’intervista al settimanale “Oggi” dichiarava: “Contestano tutto a mio marito, ricevute di ristoranti, viaggi, ma soprattutto la ristrutturazione della villa che abbiamo deciso insieme, noi e i Moratti. Casa di proprietà della comunità, ma nella quale dovevamo andare a vivere noi e dove era stato ricavato un appartamento per loro, Letizia e Gianmarco. Ma dopo sette anni di architetti mandati da Milano e di progetti, si accorgono che c’è una crisi economica e troppo sfarzo. Un pretesto per mettere alla porta mio marito”.

L’ex direttore della comunità di recupero, andandosene, avrebbe compiuto un atto di estrema generosità nei confronti dei suoi ragazzi, gli unici che sembrano stargli a cuore, in questo momento in cui ha scelto di scoprire le carte: “Mi sono semplicemente sacrificato –confessa- per provare a dare un’altra chance alla comunità. Ho rifiutato soldi e favori perché per avere sicurezze economiche per la mia famiglia avrei dovuto rinnegare la verità e affermare davanti a tutti che non c’era stato nessun complotto, che loro, i padroni, erano i continuatori ideali dell’opera di mio padre”.

L’attacco ormai è frontale. Lancia in resta affonda, l’erede di Vincenzo, a colpire con parole che non lasciano adito a dubbi e non aprono certo a una prospettiva di riconciliazione, ormai fuori tempo massimo. Lui che dice di “sentirsi la coscienza a posto e l’animo tranquillo, di chi si è sempre comportato con trasparenza ed onestà, vivendo sempre ogni cosa alla luce del sole”, accusa le “troppe falsità” che “sono state dette ai ragazzi solo per difendere una squallida scalata al potere”.

L’ufficio stampa di SanPa, interpellato, si limita al no comment. La priorità per chi manda avanti la struttura è di tenere i suoi ospiti in un clima di tranquillità, lontani dalla querelle tra i Moratti e Muccioli. Dopo lo sfogo di Andrea però pare ancora più chiara l’ingerenza dei milanesi nella gestione della comunità. “Lo abbiamo detto e ripetuto –fanno eco da SanPa- a guidare la comunità è il comitato sociale e le decisioni vengono prese collegialmente. I Moratti sono solo amici storici”. Sarà. Ma allora sorprende il potere di due amici che versano nelle casse malridotte di SanPa buona parte di quei 15 milioni di euro messi a bilancio come donazioni e che, allo stesso tempo, decretano l’epurazione del figlio del fondatore.