“C’è un partito che vuole andare al governo, che parla di legalità e poi non rispetta neanche le regole che si dà al suo interno”. Il presidente della Associazione vittime della strage del 2 agosto, Paolo Bolognesi che ha partecipato alle parlamentarie Pd, liquida con queste parole rilasciate a ilfattoquotidiano.it la vicenda che lo ha visto ‘fatto fuori‘ dall’apparato del partitone in Emilia Romagna. Il segretario regionale democratico Stefano Bonaccini ha preannunciato che a entrare nella quota eleggibile in Parlamento per la zona di Bologna sarà Sandra Zampa, deputata uscente, fedelissima ed ex portavoce di Romano Prodi. La posta in palio della battaglia tra questi due pezzi da novanta era il settimo posto in lista, l’ultimo a garantire la certezza dell’elezione. La prodiana (5.715 preferenze) ha avuto più voti di Bolognesi (4.392), ma in base alla regola che vorrebbe l’alternanza rigida in lista tra un uomo e una donna (considerato che il primo posto spetta ad Andrea De Maria, il più votato), a passare dovrebbe essere Bolognesi.  Così, a sentire le parole di Bonaccini, non sarà. Il posto è di Sandra Zampa, non si discute. Il deputato uscente. In barba alle regole e, soprattutto, in barba a quello che sarebbe stato l’unico rappresentante della società civile nel listino, quel Paolo Bolognesi che ha raggiunto i voti senza avere alle spalle nessun apparato. Ha fatto tutto con le sue forze e il suo nome.

I vertici regionali del Pd, però, nelle ultime ore hanno preso la loro decisione: “Il partito a livello nazionale ha chiarito che bisogna tenere conto dei risultati espressi dai vari territori e che tocca alle direzioni regionali riequilibrare le situazioni di eventuale disequilibrio. Sandra Zampa sarà sicuramente nei posti eleggibili perché ha preso più voti non solo di Bolognesi,  ma anche del precedente uomo in lizza (Sergio Lo Giudice). Alla fine Bologna potrà contare su 4 donne e 3 uomini e quindi va bene”, ha spiegato il numero uno regionale Bonaccini al Corriere di Bologna. Una non regola, dunque: l’alternanza esiste sulla carta, ma alla fine prevale la logica della discrezionalità del partito. O, meglio, dei vertici del partito. E su questo piano Boognesi contro un nome come Zampa non può neanche giocarsela.

Ma il presidente dei familiari del 2 agosto, che peraltro era l’unico tra i candidati a Bologna a non essere iscritto al Partito democratico e a correre da indipendente, non ci sta: “Io non sono uno dell’apparato del partito. Mi sono trovato a partecipare a dei dibattiti prima delle primarie in cui veniva spiegato che se vince un uomo, come è stato a Bologna, ci sarebbero stati tra gli eleggibili 4 uomini e 3 donne. Allora io ero il quarto tra gli uomini e pertanto sono dentro. Nessuno mi ha detto che le regole non valgono più“. 

Bolognesi non lo dice esplicitamente, ma il dubbio di non essere stato aiutato dall’ “apparato” proprio perché senza tessera, traspare dalle sue parole: “In occasione delle elezioni precedenti non venivo mai scelto tra i candidati. Ora è la prima volta che ho avuto questa possibilità proprio perché ci sono le primarie: secondo le regole sono il quarto tra gli uomini e pertanto eletto. Nessuno ha alzato il telefono per dirmi che non sono più tra gli eleggibili”. Poi il candidato escluso lancia parole al veleno: “Forse qualcuno pensava che avrei fatto il figurante ma non è stato così e i vertici stessi del partito il 30 dicembre mi hanno fatto per primi i complimenti per i mio risultato”.

Bolognesi lancia un monito ai vertici del partito di Bersani in Emilia Romagna: “Credo che il Pd debba dare un’occhiata ai suoi elettori: penso che i miei oltre 4.300 votanti rimarranno perplessi“. Il presidente dell’associazione 2 Agosto peraltro non mette in dubbio la vittoria in termini numerici di Sandra Zampa: “So bene di aver preso meno voti di lei, ma hanno insistito tanto su queste regole dell’alternanza uomo-donna. E in base a quelle io dovrei essere settimo”.

Le regole dentro queste primarie non sembrano uguali per tutti. O almeno non in tutte le province: a Modena per esempio, per la regola dell’alternanza fra i generi, il segretario provinciale Davide Baruffi ha dovuto lasciare il posto a Giuditta Pini, la studentessa candidata dai Giovani democratici, nonostante lui avesse preso qualche voto in più. Non solo, Baruffi si è perfino dimesso, riconoscendo di essere stato comunque battuto. Ma a Bologna le regole sembrano diverse. Per Paolo Bolognesi ora si parla di un possibile ‘ripescaggio‘ nel listino nazionale. Lui comunque, amareggiato, attende comunicazioni ufficiali e alla domanda se voterà ancora per il Pd, risponde: “A me hanno detto che la Direzione del partito è il 5 gennaio: aspetto quella data e se le cose staranno così convocherò una conferenza stampa per spiegare la mia posizione”.   

di David Marceddu e Emiliano Liuzzi