Il 2012 si è chiuso con un record storico per gli ascolti televisivi: la notte di San Silvestro 17 milioni 289 mila 474 italiani hanno tenuto accesa la tv tra le 21 e l’1 di notte (ascolto totale). Il che vuol dire + 5% rispetto al 2011, ma + 17% rispetto al 2005 (quando ancora non c’era la crisi). Con un incremento – aggiunge la società Barometro su Repubblica– del 13% rispetto all’anno scorso nella fascia anagrafica dei ragazzi e ragazzini sotto i 18 anni. E un incremento rispetto all’anno scorso del 20% nel Sud e nelle isole (dice sempre Barometro).

È chiaro il nesso con la crisi: hai meno soldi, non puoi permetterti il ristorante, il locale di grido e nemmeno il cinema, perciò te ne stai a casa e festeggi – quando va bene – con la famiglia o gli amici. In ogni caso la televisione funge da sottofondo. Nei casi peggiori è l’unica compagnia.

È fondamentale, in tempi di campagna elettorale, meditare sul ruolo che le trasmissioni di intrattenimento hanno sempre svolto negli ultimi vent’anni e tornano a svolgere con centralità ancora maggiore in questo momento di crisi in Italia. Anche se le persone non seguono i talk show, anche se i giovani preferiscono internet alla televisione, non bisogna mai dimenticare che i messaggi e valori politici entrano nelle case anche – e soprattutto – assieme a una canzone strappacuore, a un balletto, un jingle in sottofondo. Ma possono annidarsi nella battuta di un presentatore o una presentatrice, essere imboccati al bambino indifeso nella gara canora di turno, nascondersi nelle interazioni non verbali e negli impliciti fra conduttori e ospiti: è da qui che passano gerarchie di valori, allusioni, stereotipi, pregiudizi, persino discriminazioni.

Di implicito in implicito, di allusione in allusione, si costruiscono umori, preferenze, mode, insofferenze. Specie se le persone si trovano in un momento di grande confusione politica, come testimonia il gran numero di incerti (anche se in calo, sono sempre sopra il 40%) che ai sondaggi politici rispondono che non sanno chi votare e forse non voteranno. Paranoia mediatica? No, realismo: questi condizionamenti ci sono nelle conversazioni fra amici, perché ostinarsi a sottovalutare – come ancora fanno in molti, specie a sinistra – quelli che entrano in tutte le case attraverso la tv?