Sulla sanità l’agenda Monti ribadisce l’antitesi minestra/finestra, cioè o si cambia o si muore. Cosa vuol dire innovare per Monti lo abbiamo capito, ma per Vendola, Bersani, Ingroia, Grillo, Di Pietro e tutti gli altri? Purtroppo non ce la caviamo difendendo solo dei principi. Di che genere di cambiamento avrebbe bisogno la sanità? Chi è convinto che i diritti siano sacri si batterà per un cambiamento che non contraddica l’art. 32 della Costituzione. Chi invece crede che i diritti siano belle parole ma costose si orienterà verso la privatizzazione del sistema. Chi pensa a far soldi intermediando la spesa privata e la spesa pubblica potete giurarci che per lui è tutto un problema di seconda e terza gamba. Senza contare gli interessi cd. corporativi che, può cadere il mondo, non smettono mai di sgomitare.

Poi c’è il solito economista che sulla musica dell’insostenibilità sa cantare la canzone che il governo di turno vuole sentire, il pil non cresce, il disavanzo pubblico, l’Europa, e quasi per magia la sanità diventa stranamente secondaria e finisce in balìa dei soliti provvedimenti restrittivi. Molti dei commenti ai miei post sollecitano proposte, e questo blog non si è certamente sottratto e non si sottrarrà specie ora che si è aperta una fase politica nuova. Ci vuole sempre qualcuno disposto a correre il rischio di farsi ridere dietro. Altri commenti propongono essi delle proposte di grande interesse. Quasi tutti sono convinti che esiste una leva archimedica dalla quale far partire un cambiamento. In tanti pensano ad esempio che far fuori la politica dalla sanità sia la soluzione delle soluzioni. Ma anche così i problemi restano tutti.

Purtroppo di leve da muovere per cambiare la sanità, ce ne sono tante. Ma lasciamo per un momento da parte i “particulari” e le “tecnicalità” e immaginiamo comunque una qualche politica degna, chiediamoci intanto: come si mette in piedi una proposta di riforma della sanità? Di riforme ne abbiamo fatte tre, una dietro l’altra. La prima per fondare una moderna sanità pubblica, la seconda per ripensarla, la terza per ripensare la sanità ripensata. Nonostante tutto la sanità sembra cronicamente in debito di cambiamento sia nei confronti della società che nei confronti dell’economia. Otto anni fa pubblicai “Sanità, un libro bianco per discutere” in cui evidenziavo il paradosso del “miglioramento senza cambiamento” cioè di un pensiero riformatore debole oggi praticamente liquidato dalla spending review. A molti questa lettura non era piaciuta, si sentivano criticati come riformatori, ma oggi quelle suscettibilità sarebbe meglio metterle da parte. Tante riforme della sanità ma niente sulla medicina per cui la formazione dei medici è ferma alla tabella 18.

E’ cambiato il mondo in tutti i sensi ma i modelli di organizzazione dei servizi a parte qualche suggestione toyotista, sono fermi cioè regressivi e eccessivamente costosi. Dopo anni di economicismo ancora si finanziano le Regioni in modo indistinto e indifferenziato senza regole vincolative di allocazione con il vetusto parametro della quota capitaria ponderata.. Andiamo avanti con dei parametri ospedalieri vecchi come il cucco. Pensate un po’: è dal 1968 che ci arrabbattiamo con il posto letto. Da oltre 30 anni facciamo piani sanitari inconseguenti e inutili applicando logiche ampiamente superate. Ci riempiamo la bocca di salute ma gli approcci sono culturalmente e strutturalmente arretrati, non siamo riusciti neanche a collegare i servizi per l’ambiente con quelli per la prevenzione. Parliamo da anni di assistenza domiciliare, di non autosufficienza, di integrazione e siamo rispetto alla telemedicina ancora degli analfabeti.

Allora che fare? Se dovessi essere io a scrivere una riforma prima di ogni altra cosa mi piacerebbe fissare dei postulati cioè condizionali a cui deve ispirarsi il cambiamento, quindi vorrei condividerli con tutti, i partiti, i sindacati e le associazioni dei cittadini. Mi piacerebbe che la sanità fosse una grande questione multipartisan e che fosse istituita una commissione per riformarla, autonoma e indipendente, costituita da gente competente della sanità e della società, sopra le parti, di qualità, delottizzata, deburocratizzata, che sappia che si deve cambiare non far finta di cambiare. Mi piacerebbe che questa commissione lavorasse per esplicare i presupposti decisi… con 6 mesi di tempo, trascorsi i quali consegnare tutto al governo per tradurlo in una bella riforma.

Non so se le forze politiche oggi in lizza per la campagna elettorale sarebbero disposte ad accogliere questa idea. So che certi desideri, pii e meno pii, sarebbe meglio rivolgerli alla befana. O forse no… chi lo sa.