Per Gianfranco Fini quello del presidente della Repubblica è stato un discorso “memorabile”, per Antonio Di Pietro invece “vuoto e senza anima”. Nel mezzo la politica commenta, come ogni anno, in maniera per lo più positiva, ad eccezione della Lega, le parole del capo dello Stato. Il presidente del Consiglio uscente Mario Monti ha telefonato al presidente della Repubblica per esprimergli il “più vivo apprezzamento per il messaggio forte, carico di impegno e di speranza che ha indirizzato agli italiani. Affrontata e superata la crisi finanziaria, è essenziale concentrare le energie sulla questione sociale, alla quale il Capo dello Stato ha dedicato richiami particolarmente incisivi”. Monti ha ringraziato Napolitano “per l’alta funzione di equilibrato indirizzo ed impulso che anche quest’anno ha saputo esercitare, cosi’ come per l’esortazione a tutte le forze politiche affinché la fase elettorale si svolga all’insegna della ricerca civile e costruttiva dell’interesse generale del Paese”.

“Mi riconosco nelle parole rivolte a tutti gli italiani dal Presidente della Repubblica – dichiara Silvio Berlusconi – che ha ricordato la pesante eredità che grava sul futuro delle nuove generazioni e l’urgenza di promuovere la ripresa della nostra economia per risolvere la drammatica crisi sociale che affligge l’Italia”.

“Il presidente della Repubblica ha detto le parole della realtà e ci ha indicato la strada. La questione sociale evocata da Napolitano deve essere al centro delle preoccupazioni, pur nelle condizioni del necessario rigore e in una prospettiva europea. Ma il presidente ha anche chiarito che non vi può essere sviluppo senza una maggiore giustizia sociale, senza solidarietà, senza civismo. Che non si può parlare di sviluppo senza riscatto del Mezzogiorno, attenzione per i più deboli e soprattutto prospettive per i giovani. Senza inclusività e apertura” commenta il segretario del Pd Pierluigi Bersani.

“Dobbiamo ringraziare il Presidente Napolitano non solo per le parole di stasera ma per come ha guidato il Paese in questi anni difficili” scrive in un tweet Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera. “Ho molto apprezzato il discorso di fine anno – fa sapere il vice presidente del Senato Vannino Chiti -. Nel suo messaggio ho colto l’abituale chiarezza e il legame che ha posto tra progresso economico e civile del paese, cosi’ come l’irreversibile ancoraggio all’Europa”. “Il presidente Napolitano coglie gli aspetti più stringenti della situazione politica e sociale del Paese e i temi più delicati della politica estera e della crisi economica. Il suo e’ un richiamo alla responsabilità” commenta l’ex ministro e parlamentare del PdL, Gianfranco Rotondi.

Per Massimo Donadi, cofondatore di Centro Democratico ed Idv Napolitano “ha parlato da statista”. Per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “Napolitano ha concluso il suo settennato con un discorso in cui ha sviluppato una analisi su tutte le gravissime questioni economiche e sociali che stanno di fronte al Paese. Ha sviluppato il suo discorso in modo del tutto al di sopra delle parti, e, alla fine, citando Croce, ha fatto un ragionamento condivisibile per quello che riguarda il ruolo della politica”.

Per il presidente dei deputati della Lega Nord, Gianpaolo Dozzo: “In poche parole l’agenda Napolitano è più Sud, più Stato, cittadinanza facile agli immigrati e amnistia. Il presidente Napolitano, fra le cose da fare, ha dimenticato di sottolineare il valore e l’importanza del federalismo”. Il leghista Roberto Calderoli si dice “deluso da questo discorso di fine anno del Capo dello Stato perché da parte di chi, per la prima volta dopo gli imperatori romani, si è trovato ad essere Presidente della Repubblica e di fatto anche del Consiglio, mi sarei aspettato un mea culpa e che chiedesse scusa perché la maggior parte dei problemi cui lui stesso ha fatto riferimento, la crisi, la disoccupazione, specie quelle dei giovani, la povertà e le difficoltà dei pensionati e del Paese, sono la conseguenza del Governo Napolitano di cui Monti era l’utile prestanome”. Anche il segretario del Carrocio Roberto Maroni è sulla stessa linea d’onda.

Per Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc “nell’ineccepibile e appassionato discorso del presidente Napolitano è racchiuso tutto il senso delle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare. Parole di verità e grande carica umana che non possono celare l’amarezza per le profonde diseguaglianze ancora presenti nel Paese ma che allo stesso tempo sottolineano come in quest’ultimo anno si siano poste le basi perché l’Italia possa ripartire da protagonista”. Per il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri “il Presidente della Repubblica ha sottolineato soprattutto i problemi che nascono dalla grave crisi economica.  Nel rispetto dell’appartenenza all’Europa appare urgente la necessità di una maggiore attenzione alla vita quotidiana di chi soffre per la crisi”. Per il leader di Sel, Nichi Vendola, “Napolitano ha pronunciato un discorso di grande spessore istituzionale e di limpida tensione morale. Ha indicato nella questione sociale, nei fenomeni di marginalita’ e di poverta’, nella disoccupazione di massa, il tema cruciale da affrontare, Il nodo da sciogliere nel tempo presente”. 

Critico Marco Pannella intervenuto a Radio Radicale: “Ho sentito che Napolitano ha citato Benedetto Croce. Che bellezza, che sorpresa. E lo dico perché nulla di più estraneo a Croce credo che sia il settennato che ha ricoperto, per senso dello Stato, del diritto della libertà. Di fianco al Presidente c’era, per fortuna, la bandiera europea. Ma per il resto, a parte l’accenno alle carceri, non un cenno, sul problema centrale per il quale noi siamo – grazie in particolare al Presidente di questo settennato – in flagranza indiscussa dei massimi reati, contro il diritto, contro la legge, contro le leggi. Non un solo accenno. Oggi, nella sostanza, il Presidente della Repubblica è il primo nella pratica evidente ad ignorare ed a ferire quanto la nostra Costituzione ci detta, è lui per primo essere ed agire incurante di qualsiasi regola, di qualsiasi norma, di qualsiasi caratteristica della nostra ex democrazia, della antidemocrazia che lui oggi purtroppo esprime anche con questo discorso, nel quale l’accenno al diritto e alla giustizia, tranne l’accenno iniziale alla giustizia sociale, non c’è stato”.