Due anni di presidenza Pomicino, due anni di rincari per la Tangenziale di Napoli. L’ex ministro del Bilancio dell’ultimo governo Andreotti, da marzo 2011 a capo della spa del gruppo Atlantia (principale azionista, la famiglia Benetton) con 108 milioni di euro di capitale sociale, ha ottenuto dall’Anas e dal Ministero dei Trasporti l’autorizzazione per incrementare il pedaggio da 90 a 95 centesimi a partire dal 1 gennaio 2013. Nel 2006 il pedaggio era di appena 65 centesimi. La motivazione è la stessa dello scorso anno, quando, sempre su input di Pomicino, il pedaggio passò da 85 a 90 centesimi: trovare i fondi per sostenere miglioramenti infrastrutturali. Si tratta di opere di riqualificazione delle principali stazioni di esazione, e cioè quelle di zona Ospedaliera, Capodimonte, Corso Malta, e Capodichino, e l’installazione di una serie di barriere fonoassorbenti. Progetti per un totale di 67 milioni di euro, come spiegato in una nota dell’ufficio relazioni esterne di Tangenziale di Napoli che campeggia sul sito della spa dal 16 febbraio 2010. Lavori avviati dieci anni fa, che dovrebbero vedere la fine (si spera) nel 2014.

Tralasciando la circostanza di giustificare continui rincari con gli stessi progetti in campo (il pedaggio è aumentato del 52% rispetto al 2006), quello di Napoli è l’unico asse viario interno di una città europea interamente a pagamento. Per restare in Italia, a Torino e Milano si paga solo in pochi punti. In origine il pedaggio a Napoli sarebbe dovuto servire a ripagarne le spese di costruzione, finanziate con capitale interamente privato. L’accordo con l’Anas ne prevedeva la permanenza fino al 2001. L’accordo è scaduto ma il ‘biglietto’ è rimasto in vita senza motivazioni ufficiali  per 7 anni, dal 2001 al 2008, anno in cui è stato firmato un nuovo accordo.

La Tangenziale di Napoli oggi è lunga poco più di 20 chilometri, registra 270.000 attraversamenti al giorno e attraverso i pedaggi macina introiti per 72 milioni di euro annui. Se si aggiungono le royalties, la spa arriva a incamerare circa 120 milioni di euro annui. Che evidentemente, al netto delle spese per 350 dipendenti tra casellanti e funzionari, il mantenimento di un sistema di videosorveglianza con 65 telecamere, gli emolumenti del cda presieduto da Pomicino e i profitti per i soci, non sono sufficienti per assicurare la prosecuzione del programma di opere pubbliche in corso.

Secondo i Verdi ecologisti di Napoli, tutto questo appare “incredibile”. “Con l’ok del ministero competente, come è sempre avvenuto tutti gli anni precedenti fino ad oggi – affermano il commissario regionale Francesco Borrelli e il capogruppo consiliare Carmine Attanasio – il rincaro complessivo dal 2006 al 2013 sarà addirittura del 52 per cento, un record senza precedenti e senza nessun riferimento all’inflazione, programmata e non. Per l’ennesima volta ci opporremo a questi scandalosi aumenti rivolgendoci all’Unione europea allo scopo di segnalare la drammatica privazione del diritto alla mobilità per i cittadini napoletani e campani stretti tra il collasso del trasporto pubblico, il costo stellare della benzina e i pedaggi salatissimi e ingiustificati”. Mentre Angelo Pisani, leader di ‘Noi Consumatori’ e presidente della municipalità di Scampia, sta organizzando un ‘Clacson Day’: radunare cittadini e associazioni per un rumorosissimo attraversamento collettivo della Tangenziale, a colpi di clacson e sirene spiegate, per protestare contro il rincaro.