La cravatta slacciata, il colletto della camicia sbottonato, parlava tranquillamente con chi gli era seduto a fianco. Sorrideva rilassato, perfettamente a proprio agio, come se alla Camera dei deputati fosse di casa. Lì in prima fila, nella sala stampa di Montecitorio, ascoltava Alfonso Papa e Lele Mora raccontare la loro esperienza in carcere e scagliarsi contro la “barbarie” della carcerazione preventiva. Era il 24 ottobre. Pochi giorni dopo, il 6 novembre, Carlo Zizzo, 52 anni, pregiudicato originario di Fondi, sarebbe stato arrestato dai carabinieri di Latina insieme ad altre 34 persone per traffico internazionale di stupefacenti: l’organizzazione di cui era il vertice comprava cocaina, hascisc e anfetamine dall’estero, soprattutto dalla Spagna, e li smerciava tra Roma e la provincia di Latina. Cosa ci faceva il 24 ottobre alla Camera dei deputati l’uomo che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, controllava il narcotraffico nel sud pontino?

“Chi ha vissuto il carcere preventivo ha il dovere di denunciarne la degenerazione”, scandiva quel giorno dal tavolo dei relatori l’onorevole Papa, magistrato e deputato Pdl nel finito a Poggioreale per 101 giorni (tra il 20 luglio e il 31 ottobre 2011) nell’ambito dell’inchiesta sulla P4, arresto poi dichiarato illegittimo dal tribunale del Riesame. In prima fila Carlo Zizzo ascolta attento. Pochi i giornalisti in sala, le telecamere del FattoQuotidiano.it riprendono il boss mentre parlotta con la signora alla sua sinistra. Il primo a raccontare dell’inconsueta presenza in Parlamento è il quotidiano Latina Oggi, che l’8 novembre, due giorni dopo gli arresti, scrive della “la famigliarità di Zizzo con ambienti bene e forse politici della Capitale. Non è un caso, probabilmente, che il mese scorso Carlo sia stato ripreso dalle telecamere del Fatto Quotidiano in prima fila a una conferenza stampa che il parlamentare del Pdl Alfonso Papa e l’agente dei vip Lele Mora hanno tenuto alla Camera dei deputati (…). Perché fosse lì i magistrati non sono riusciti a spiegarselo”.

“Non so perché fosse lì – ha detto al telefono Alfonso Papa a ilfattoquotidiano.it – quel giorno in sala c’erano persone legate a varie categorie. Erano presenti delle associazioni che si sono occupate degli accrediti. Non saprei…”. Sono certi, invece, i legami di Zizzo con la Capitale: l’uomo è “di fatto residente a Roma, nel quartiere Parioli”, si legge nella nota stampa diramata dai carabinieri. Da Roma il boss non solo gestiva lo spaccio della droga sul litorale pontino con l’aiuto del fratello Altiero, del figlio Luciano e della moglie Luigia D’Ettorre, tutti arrestati, ma faceva anche l’usuraio: “A.G.B., 48 anni di Roma e socio di maggioranza di una società immobiliare – racconta Latina Oggi – si era rivolto a Zizzo ottenendo un prestito di 400 mila euro. In due anni l’imprenditore è stato inghiottito da un vortice di debiti e interessi, generato da tassi annui del 96%”.

A Fondi lo conoscono tutti come “English” fin dai tempi in cui rapinava i portavalori armato di mitragliette AK-47 e bombe a mano. A metà degli anni ’90 conosce il carcere, poi comincia a far carriera nel narcotraffico. Un’ascesa inarrestabile, che lo porta al vertice di una struttura – si legge nell’ordinanza di 215 pagine firmata dal gip del Tribunale di Latina, Costantino De Robbio – “tra i maggiori punti di riferimento di numerosi spacciatori di cocaina e hascisc operanti nei Comuni di Fondi e Terracina”. Le indagini sono durate 3 anni. All’alba del 6 novembre l’ondata di arresti: 35 le ordinanze di custodia cautelare eseguite da 200 uomini dell’Arma tra Roma, Latina, Terracina e Fondi e firmate dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Le accuse: associazione a delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, detenzione di armi comuni da sparo e da guerra (un mitragliatore sovietico venne sequestrato ad uno degli arrestati nel 2010) e intestazione fittizia di beni.

Che legame esiste tra Carlo Zizzo e la Camera? Per ora un’altra coincidenza lega il boss ad Alfonso Papa: sono vicini di casa. Nell’ambito dell’operazione, denominata “San Magno” i carabinieri hanno sequestrato anche 16 abitazioni, tra cui una villa con piscina al Salto di Fondi, in zona Borgo Sant’Antonio, di proprietà dei fratelli Zizzo. La stessa area a pochi passi dal mare, scrive Latina Oggi, in cui possiede una villa anche il deputato del Pdl. Il mistero rimane. Eppure quello degli Zizzo figura da tempo tra i clan che si sono spartiti il controllo dell’Agro pontino insieme ai Tripodo, ai Peppe e ai Trani (falcidiati dalle condanne inflitte in primo grado nel processo Damasco 2). Una relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia datata 20 novembre 1991 parla del “clan camorristico di Carlo Zizzo” operante nella zona di Fondi. A quanto pare gli Zizzo alla Camera qualcuno li conosceva già.