“Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l’albero cattivo produce frutti cattivi…”

Che cosa augurarci per il 2013? Che cosa augurare al nostro cinema italiano che sempre più langue dietro storie misere e ora anche dietro a incassi deprimenti?

Certo partire dalla Bibbia per arrivare a Cinecittà sembra un viaggio azzardato. Ma io credo che oggi più che mai si debba capire che cosa ci ha portato nel tempo ad essere gli ultimi della classe, pur avendo storie straordinarie da raccontare in giro per tutta l’Italia, attori meravigliosi ed eccelse professionalità.

Probabilmente manca una vera necessità, un vero desiderio di andare a fondo nello sguardo, manca in primis quello che ha sempre fatto grande il nostro cinema e cioè il coraggio. E’ un cinema codardo, piccolo e borghese,ammansito da qualche rassicurante ventata di buonismo che gli procura di tanto in tanto viaggi premio oltreoceano in gruppi vacanze, sporadici premi festivalieri ma che in realtà oltreoceano non lascia proprio il segno.

Ed è un cinema che quando denuncia lo fa con retorica, con tesi precostituite da dimostrare, come un compito a casa eseguito con la maestria di chi aspetta il premio del primo della classe. E’ un cinema che ha dimenticato e perso (tranne in casi rarissimi) la cattiveria e la pietas dei grandi maestri come Monicelli, Ferreri, Petri, la lucidità poetica e profetica di Pasolini.

I segnali di vita, le sorprese, in questo nostro cinema italiano arrivano come sempre dagli outsider, da chi ancora o giammai ha ceduto alle piccole melliflue lusinghe di un sistema che in cambio chiede l’appiattimento brutale a un immaginario dove la noia regna sovrana, una noia estetica naturalmente, prima ancora che drammaturgica.

E allora, per chiudere in bellezza , visto che di bellezza ne abbiamo tanto bisogno mi piace ricordare di quest’anno di cinema due gioielli, nati come nascono quei fiori selvaggi ai bordi della strada, voluti fortemente da chi ci ha creduto, da registi e produttori e attori che non potevano fare altro e che hanno avuto il coraggio e il talento di crederci fino in fondo: L’intervallo

Leonardo di Costanzo e Bellas Mariposas di Salvatore Mereu, due piccoli film diversi ma straordinari che hanno anche in comune la ricerca e il desiderio di affidarsi a visi e corpi giovanissimi e mai visti prima, universi pulsanti di vita, storie rubate alla strada ma gestite con la maestria dei grandi narratori, chi non li ha visti dovrebbe farlo.

Tutto qui? Sì, e con questo faccio i miei più sentiti auguri al cinema italiano, che ricominci dalle storie, dalla scrittura per immagini, dai volti, dai luoghi,ricominci insomma dal Cinema. Ce la può fare.