Il migliore modo per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro.’ (Mark Twain)

Ho incontrato molti di Voi lettori quest’anno, via mail e di persona, e sono stati incontri in alcuni casi decisivi. Chi ha scelto di cambiare vita e lo ha fatto, chi ha iniziato a programmarlo sul serio, chi ha deciso per ora di ‘stare’ ma in modi più consapevoli e con maggior chiarezza su possibilità e potenzialità. A dire il vero non mi aspettavo tanto da un blog, e ringrazio anche Il Fatto e la sua redazione per questa bella opportunità reciproca.

Molti dei post e delle successive conversazioni si sono snodati tra storie di umanità in cambiamento ed opportunità di innovazione sociale: riconfermo volentieri la disponibilità all’ascolto anche per il 2013, dove parlerò anche più nel dettaglio di ‘nuove professioni’ ed opportunità sociali fonte di concrete possibilità occupazionali ed imprenditoriali.

Per chi decide di ‘stare’, cioè di continuare nel proprio attuale lavoro, un incoraggiamento: non credo certo che sia necessario ‘passare al no profit’ ed all’impegno sociale professionale per trovare senso e dignità personali. Ogni professione è sociale ed ha un valore in sé, se fatta con amore – o quantomeno interesse e onestà – per il prossimo. Certo, se mossi dall’amore non lavoreremo mai in una fabbrica di armi. Ma serve ricordare quale grande importanza possono avere potenzialmente tutti i lavori?

Facendo ad es. il conducente di un autobus, possiamo sentirci solo degli ‘autisti’ oppure dei ‘conducenti’ di percorsi di vita in cui l’autobus è uno snodo significativo: nel secondo caso, forse eviteremmo di aderire allo sciopero che – guarda un po’- quasi tutti venerdì si proclama a Roma con disservizi inenarrabili e contribuendo a quel ‘malumore italiano’ così diffuso… Ma come ‘conducenti’ di un bus possiamo addirittura condannare a morte (come nel caso della ragazza indiana stuprata a morte Nuova Delhi con il concorso dell’autista) o salvare vite con interventi tempestivi di soccorso, come più volte successo.

Ciò vale, credo, per tutti i mestieri. Siamo cittadini-lavoratori prima che cittadini-consumatori, condividiamo un bene comune, non siamo rassegnati e anzi il sentimento prevalente degli italiani è oggi la rabbia (Censis 2012), usiamola costruttivamente, come lavoratori e cittadini. Partiamo dalla domanda : ’come posso dare valore aggiunto al lavoro che faccio?’, ‘Come posso avere un maggiore impatto positivo della mia filiera’, ‘Posso fare quello che faccio di solito con maggiore amore e responsabilità’? Lo so, sembra un po’ da libro cuore, e c’è sempre qualcuno pronto a farci incazzare…ma siamo pragmatici: questo atteggiamento ci fa stare meglio. E se la risposta è ‘no’ non posso fare niente, beh, allora siamo proprio nel posto sbagliato.

Dicevo che diversi lettori hanno cambiato rotta dopo letture e confronti. In loro intravvedo un diverso modo di ragionare su almeno due punti rispetto a chi (per ora) non se la sente…chi riesce a cambiare lo fa ‘nonostante’. Capisco che perdo molte sicurezze e molti appoggi, ma nonostante tutto voglio provarci’ … In chi è più statico prevale il ‘se’: ‘Se non avessi il mutuo’, ‘Se non avessi figli piccoli’, ‘Se non fosse un periodo di crisi così forte’.

Si chieda il lettore cosa prevale in lui, ostinati ‘nonostante’ o prudenti ‘se’? Passare ad un fattivo ‘nonostante’ potrebbe essere un bel modo di entrare nel 2013… sempre ‘se’ ve la sentite.

Un secondo punto è sulla ‘coerenza con i valori’, sulla ‘tensione morale’: ‘Non posso accettare queste condizioni, non posso continuare a prendere in giro i clienti’, o ‘Non mi va di far parte di questo sistema di valori, non sono io’. Persone a torto o a ragione ‘toccate’ nel loro credo e più ‘schizzinose’ di altre.

Certo è che l’impegno sociale ‘professionale’ che si può mettere in campo nel no profit, quando convinto, sollecita delle dimensioni di altruismo che di solito fanno star bene chi lo agisce, ci fanno uscire dalla solitudine, sentire utili e spesso creativi.

Da un intervento di emergenza ben progettato, da un progetto di cooperazione internazionale ben costruito, da una campagna di sensibilizzazione efficace, da una buona raccolta fondi, possono dipendere molte vite e, sempre, maggiore o minor benessere. Questo ‘impatto’, il sapere di ‘fare la differenza’ nella vita degli altri, è fondante e ben presente ai colleghi impegnati nelle loro ONG, associazioni, imprese sociali.

Questo è al contempo molto bello e molto stressante. Stressante, perchè ci si sente a volte anche troppo responsabili, ‘sensibili al mondo’ e si perdono i limiti del proprio.

Per concludere, direi che per un futuro bilancio della nostra vita, sarebbe meglio evitare di trovarci con troppi ‘se’: ‘ se’ avessi vissuto una vita diversa, ‘se’ avessi fatto quella scelta. E con un bel ‘nonostante’: “ ‘nonostante tutto’, alla fine, ho fatto la vita che desideravo” E per chiudere il 2012 ridendo con l’amatissimo Mark Twain, accogliamo il suo invito: ‘Cercate di vivere in modo che la vostra morte rincresca anche all’impresario delle pompe funebri’ (geniale!)

Auguri di cuore a tutti voi

Marco Crescenzi per contattarmi: marco2045@gmail.com, Social Innovation Cambio vita