Grande curiosità per la campagna elettorale 2013, e mentre leggete queste righe, se potete, pensate a un accento morbido, a toni concitati. Dicevamo, grande curiosità per la campagna elettorale 2013 che sarà giocata sui campi che ben conosciamo e tanti detestano o non praticano più: le trasmissioni televisive.

La vecchia, cara tv. L’incontro che può cambiare la stagione, direbbero i telecronisti sportivi, si disputa a Servizio Pubblico: il 10 gennaio, Silvio Berlusconi contro Michele Santoro e Marco Travaglio. Sarà più faticosa di una di quelle notti infinite a palazzo Grazioli con le graziose portate da Gianpi Tarantini. Il Cavaliere ha esplorato prima i campi che ha costruito – quello pubblico Rai e quello privato, suo, Mediaset – e ora s’appresta a debuttare in terra avversaria, La7. Lo stesso Mario Monti, che non sarà candidato eppure vuole rientrare in fretta a palazzo Chigi, s’è fatto scrivere una norma su misura dall’Autorità di garanzia per avere lo stesso spazio dei suoi rivali (che, però, chiedono i voti). Per la prima volta , il regolamento Agcom garantisce microfono e telecamere a un ispiratore o a un referente di una coalizione politica.   

Il professore non poteva rinunciare al tasso variabile di popolarità introiettata a dosi massicce durante la stramba par condicio. L’ex rettore ha dimostrato di aver allenato il fisico agli studi televisivi. Una settimana fa, a parte l’intervallo per il pranzo, s’è fatto una conferenza stampa di due ore e mezza in diretta e poi è tornato da Lucia Annunziata su Rai3. Venerdì sera, a sorpresa, ha convocato i giornalisti per sciogliere, lentamente, come un digestivo solubile, le sue complicate riserve: il centro “agenda Monti” sarà sempre più Monti che agenda, più uomo che carta. L’improvvisata del prof. ha costretto Berlusconi a marinare il Tg1 e, per un giorno, l’appuntamento fisso su Rai1. C’è una rettifica da fare: nei giorni scorsi, il dg Luigi Gubitosi aveva celebrato se stesso e l’azienda e rivendicato il merito di aver negato al Cavaliere un palco persino in un contenitore sportivo, oltre una prima serata sul primo canale semmai con le insegne di Porta a Porta. La trasmissione contesa non era la Domenica Sportiva che va in onda con modesti ascolti su Rai2, ma un siparietto di cinque minuti che detiene Carlo Paris in coda al Tg1 e fa oltre 5 milioni di telespettatori. E ora tocca a Pier Luigi Bersani che, per motivi diversi, assieme a Beppe Grillo, sembra quello meno interessato a farsi vedere.   

Sarà che il Partito Democratico nei sondaggi raggiunge cifre iperboliche oppure che Bersani soffre sempre la spia rossa che emana la telecamera. Da ieri in mischia ci sarà anche il magistrato Antonio Ingroia, che conosce meglio il mezzo di Piero Grasso (Pd), anche se il procuratore nazionale antimafia ha presentato (e commentato) uno speciale settimanale su Rai Storia. Le squadre, che studiano ancora le tattiche negli spogliati, saranno così disposte nei salotti o nelle tribune elettorali: in prima fila, Berlusconi e Monti; in seconda, Ingroia e Bersani; in terza, gli elettori.

Il Fatto Quotidiano, 30 Dicembre 2012