Alla fine, come spesso succede ai grandi amori, finisce a pesci in faccia. Vittorio Feltri, piccato perché il suo Cavaliere in queste elezioni non è più il beniamino della Chiesa, spara a zero sul Vaticano poiché i “porporati” hanno benedetto il partito di Monti.

Di sicuro, scrive Feltri, “un miracolo il Professore l’ha già compiuto in articulo mortis… ha finanziato l’ospedale Gaslini di Genova (sta a cuore ad Angelo Bagnasco) e l’ospedale Bambin Gesù di Roma (sta a cuore a Tarcisio Bertone)”. Titolo del Giornale: “Vendono il Papa a Monti per 17 milioni”.   

Replica il direttore di Avvenire e sono, come si dice a Napoli, “paccheri alla cecata”! Schiaffoni a tutto spiano. Il Giornale, fedele alleato in tante battaglie (tranne la carognata contro Boffo), diventa contenitore di tutte le nequizie: “Menzogne e farneticazioni strillate a caratteri cubitali”. E nel bollare “quegli uomini che hanno un prezzo…e cercano di giustificarsi agli occhi del mondo (e forse anche ai propri) appiccicando cartellini di prezzo agli altri”, il direttore del quotidiano dei vescovi mena un fendente micidiale a Feltri: “Si è ridotto a fare l’appiccicatore di cartellini. Uno che, per conto terzi, misura con il suo cinico metro la vita degli altri”. Certo è difficile spostare di colpo i cannoni dopo che per un ventennio la carovana berlusconiana, di cui l’ex direttore del Giornale era un ardito, si sentiva sicura della benevolenza d’Oltretevere.   

Così polemico con la Chiesa il gran Vittorio non era ai tempi della canea scatenata contro Beppino Englaro, perche rivendicava il diritto della figlia Eluana di spegnersi in pace. Allora faceva parte del gran partito che (9 febbraio 2009) urlava in parlamento “assassini, assassini” contro Englaro, contro i laici e i cattolici rispettosi del diritto di morire secondo natura e contro il presidente Napolitano, oppostosi al grottesco decreto-legge con cui Berlusconi voleva sovvertire la sentenza del tribunale, che autorizzava Englaro a interrompere l’accanimento sul corpo di Eluana.

Allora Feltri (direttore di Libero) definiva la sentenza della magistratura un “nulla-osta alla morte” e in sintonia con l’Avvenire titolava in prima pagina “Eluana uccisa in fretta”, accusando Berlusconi di essersi mosso troppo tardi e riducendo tutta la drammatica vicenda a una contesa tra cattolici e laici.   

Era in nutrita compagnia, d’altronde. Il senatore pdiellino Quagliarello sbraitava “Eluana è stata ammazzata”, il sempiterno fascista Gasparri sentenziava “in questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe”, l’Avvenire proclamava “Eluana è stata uccisa” e Berlusconi lamentava che la “cultura della morte” avesse prevalso sulla vita. Di conserva la predica del teocon Ferrara sul Foglio: “La disabile uccisa a Udine”.

Intanto, sempre su Libero, il pasdaran cattolico Socci si scagliava contro il padre di Eluana e aggrediva Napolitano accusandolo di aver “manifestato la sensibilità alla vita che può avere chi come lui viene dalla storia comunista, di dirigente del comunismo internazionale del Novecento”. Per capirsi: assassini e fautori dei Gulag gli uomini e le donne (maggioranza in Italia, si badi bene) che ritenevano giusto e legittimo l’operato di Beppino Englaro.   

Feltri, oggi contestatore anti-Chiesa, non si stupisca però dei cambiamenti di fronte ecclesiastici. È storia. Si consoli, pensando che il filo-Vaticano Rutelli fu mollato a favore di Alemanno nelle elezioni comunali romane del 2008. Non serviva più.